mercoledì 13 marzo 2013

POLITICHE AZIENDALI

www.aziendainfiera.it
è tanto che non scrivo nulla qui sulla Tigre, ma ieri mi è successa una cosa che non posso non segnalare. 

Dunque si parla tanto di immondizia, specie quando si paga tanto la tassa dei rifiuti che ogni anno è esageratamente più cara di quella prima. E' vero che la riduzione dei rifiuti dovrebbe avvenire a monte, dai produttori della merce che compriamo che a volte esagerano all'inscatolamento. Il riso nel sacchetto di plastica sottovuoto e poi nella scatola di cartone? La frutta ha proprio bisogno del vassoio di polistirene e poi del cellophane? (specie le banane che hanno uno dei migliori imballaggi naturali - da uno studio USA fra banana e cofanetto CD vince la banana 10 a 0)
Politiche aziendali, che creano costi che vengono ricaricati due volte al consumatore: prima all'acquisto aggiunti al prezzo della merce, e dopo, nella bolletta della spazzatura sempre in crescita con il diminuire dello spazio dove metterla.

Io porto i sacchetti di carta della volta prima per riutilizzarli per la spesa della volta dopo, e la frutta e la verdura le faccio mettere tutte insieme, che tanto vengono lavate no? Agrumi e banane si sbucciano pure ma certe signore insistono su un sacchetto per tipo di prodotto. Siamo tutti signori specie quelli che, pezzenti una volta, si riconoscono nello spreco. 
I negozianti dicono: "che brava, ricicla" ma non incoraggiano altri a farlo anzi offrono il sacchetto di plastica per il singolo articolo. A volte hanno lo zelo opposto nel timore che il cibo... scappi! La carta oliata, poi la carta assorbente attorno, ben chiusa con lo scotch poi nel sacchetto di carta per "alimentari" e infine in quello di plastica.

Fanatica che sono gioisco e incoraggio calorosamente le iniziative che promuovono la riduzione dello spreco e il riciclo. Quando ad Arezzo i cassonetti del riciclo c'erano solo all'Ipercoop, caricavo tutta la mia monnezza di carta e plastica sul motorino e -come uno dei raccatta ciarpame a Mumbai-instabilmente mi recavo fuori città per buttarla. Ho abbracciato le compostiere per il riciclo dell'umido che facevo da tempo e benedetto i contenitori per le pile usate e le farmacie che raccolgono i medicinali usati. 

Davanti al cassonetto mi domando se ogni cellophane, rete di plastica per le patate e fagiolini, vassoietto di polistirene che inserisco sarà poi effettivamente "riciclato" oppure se il mio zelo a includere tutto ciò che è plastica laddove il cartello segnala solo le bottiglie di plastica dia luogo a contaminazione del riciclo. Mi chiedo anche se il personale del centro smaltimento bestemmi riconoscendo la mia roba, se per loro sono una maledizione o se invece mi ammirino per la creatività e l'iniziativa che dimostro nel mio "rifiutare"...
O peggio ancora, se noi diversifichiamo la raccolta e poi loro non buttino tutt' insieme per poi bruciarla, alla faccia nostra.

Ma torniamo a ieri. Tempo fa alla Coop offrivano dei bei bottiglioni di plastica verde e tappo giallo, per il riciclaggio degli olii da cucina usati che altrimenti vengono buttati negli scarichi. Grande idea, mi procuro il bottiglione ma prima di arrivare a riempirlo (friggo quasi niente) il bidone dove buttarli sparisce. Quindi ieri, vado alle Tombe, il centro raccolta rifiuti, dove sicuramente potrò liberarmi del mio olio.

Il cancello normalmente aperto è chiuso e sul campanello c'è un cartello con su scritto "FUNZIONA". Suono. Nel casottino vedo il portinaio al telefono, aspetto che apra, risuono, poi a piedi vado a segnalargli dalla finestra che mi apra. Entro e parcheggio di fronte al vetro perché non so dov'è il contenitore dell'olio. Quando di tanto in tanto alza gli occhi gesticolo con bidone verde nella speranza mi indichi in che direzione andare. Finalmente finisce la chiamata.

E' inutile che mi gesticoli posso fare solo una cosa per volta (mai sentito di multi tasking? bastava un dito puntato) 
Dove vado per gettare l'olio?  
Deve spostare la macchina meglio sulla bilancia che la devo pesare. 
Ho solo l'olio da buttare.
Ma la devo pesare comunque. 
Come mi deve pesare? per due litri d'olio? 
Si, e devo anche riempire il cartellino. Per ogni persona che entra devo riempire il cartellino, anche se i due litri di olio nel conteniotre sono troppo poco per venire registrati dalla bilancia ...
Cioè non si vede il peso dell'olio che vengo a riciclare? Ma allora a che serve...?
E così, mi dica il nome, il cognome, l'indirizzo di residenza e il codice fiscale. 

Uno si domanda perché questa burocrazia per riciclare 2 litri di olio. Politica aziendale di sicuro. Dovranno provare di avere delle quote di affluenza per ottenere dei sussidi. I barili di raccolta dell'olio dovrebbero trovarsi insieme ai cassonetti nei paesi, invece di essere al centro rifiuti su una strada senza uscita dove si deve andare apposta. 

E non ditemi che è perché siamo in Italia, che qui fa tutto schifo, non lo voglio sentire, non lo accetto. 

Una volta quando io raccontavo che in California i supermarket come Wholefoods -che so esserci anche in Italia ora- stavano tornando allo sfuso, mi veniva detto: nooo è poco igenico, e la roba è poco fresca. 
Mi veniva detto la stessa cosa quando dicevo che quando fare le svendite, come gli orari di apertura, lo dovevano decidere i negozianti non lo stato, e ci siamo arrivati con le leggi recenti. 

Che ora abbiamo i cassonetti del riciclo persino nei piccoli paesi è un buon segno, una volta non c'erano neanche in città quindi confido che si tratti solo di aver pazienza e di stirare le pieguzze che ancora rimangono tra le vesti dei burocrati.

Bisogna tenersi positivi di questi tempi.


giovedì 3 gennaio 2013

YOU ARE WHAT YOU FEAR

 
image  found on web in 2007 and unfortunately can't credit author for it


la prima paura che ricordo fu il suggerimento del dentista che suggerì ai miei parenti che più avanti nel tempo avrei potuto fare "un'operazioncina" per rimuovere il diastema fra i due incisivi ed avere un sorriso Colgate. Per anni questa spada di Damocle mi ha dato ansia ogni volta che ci pensavo, fino a che sono cresciuta abbastanza da scoprire che potevo decidere di non farla. Stessa cosa per le tonsille, che i medici continuavano a suggerire venissero rimosse per evitare le ricorrenti infezioni, ai tempi in cui si levava ogni cosa che non fosse vitale.

Ma a 26 anni non mi pare di aver avuto grandi timori (li ho efficacemente rimossi o mascherati in problematiche affettive) prima di trasferirmi a San Francisco con solo biglietto di andata, iniziando un esistenza sul filo e senza "rete" (non ci andai per lavoro o per studio, ma per cambiare il vicolo cieco di una vita borghese che trovavo insopportabile) laddove scopersi di poter diventare e fare chi e ciò che volessi.

Nè mi ha dato problemi, disoccupata e in Italia 13 anni dopo, partire per l'Asia con un preavviso di 8 ore, sostituendo un'amica che aveva scoperto di aver perso il passaporto il giorno prima del volo. Il dover lavorare in un settore in cui non avevo la minima esperienza, l'essere in posti e con persone che non conoscevo erano cose che non mi davano nessun problema, anzi.

Ricordavo stamani invece di aver temuto di dover guidare una macchina con il cambio al volante. Al tempo le macchine dei miei amici erano in maggior parte Francesi e quindi avevano quel cambio che era un ostacolo per me insuperabile. Purtroppo non ce ce sono più tante di macchine con quel cambio e questa rimane una sfida da battere.

Non ricordo ansia particolare quando, lavorando il turno di notte a SF, dovevo attraversare a piedi una zona malfamata frequentata da drogati e spacciatori per arrivare alla fermata dell'autobus. Aspettavo il bus sul marciapiede di mezzeria, ben illuminata dai fari delle macchine che passavano tutto intorno e dalle luci intermittenti delle insegne che pubblicizzavano ragazze nude e alcool a buon mercato, come un dolce nella bacheca che rotea sul bancone di pasticceria. 
E quando una notte ho sentito che qualcuno mi stava seguendo mentre attraversavo il parco, non sono stata presa da panico irrazionale, non mi ha sopraffatto l'istinto di fuga, ma soppesando il da fare ho preferito voltarmi per far fronte al pericolo, perchè a mio avviso è ben peggiore ciò che si inventa la mente di quello che ci si può trovare ad affrontare nella realtà. 

Non ho temuto il volontariato con i malati di AIDS che a SF erano principalmente gay, salvo per la possibilità di sembrare ingenua nei riguardi del loro mondo. Nè di dare rifugio e conforto a un ragazzino appena conosciuto in treno che era scappato di casa quel giorno. Ho temuto andare nel deserto da sola, ben conscia che è un ambiente a me alieno, ma l'ho fatto lo stesso. Non ho avuto paura durante il grosso terremoto di SF nel '89 ma me la sono fatta sotto le scosse che ho percepito da allora, sia in California che tornata in Italia. Non temevo il crimine di Oakland lasciando le due porte che davano sul giardino sempre aperte, nonostante che tutte le finestre avessero sbarre e non ci fossero barriere dalla strada al giardino. Da che sono piccola temo gli incendi sulle colline, quei punti rossi che si vedevano di notte dal Conventino delle Suore dove passavo parte dell'estate, che ci raggiungessero mentre dormivamo. Non ho temuto la solitudine e il buio totale nella scala a chiocciola di una torre medioevale, anzi ne ho goduto come esperienza di come possa essere l'assenza di materia. Ho temuto lo squallore di una vita mal vissuta; di farmi vincere dalla banalità; di diventare morta dentro come tanti; del cinismo e della rinuncia a fare ciò che ci ispira. Ho ancora paura di aver paura di vivere.

I timori che ho oggi sono principalmente connessi con dottori e ospedali; sono la possibilità di perdita di controllo del mio corpo e della sua privacy. Le farfalle nello stomaco compaiono se devo andare a fare la pulizia dei denti, o una visita medica "invadente". Non temo la morte ma temo il lungo protrarsi della malattia e il dolore, la menomazione, la perdita delle qualità essenziali della mia vita, o di quella che considero la mia essenza. Questo nonostante sappia, intimamente -e che continui a sforzarmi di ben accogliere spiritualmente dovesse accadermi il peggio- che sono quelle sfide le più grosse occasioni di crescita e di profondo cambiamento che la vita può offrire. 

Non so perchè si ha paura di una cosa e non di un'altra. Cosa detti queste paure. La paura è un'istinto di sopravvivenza, necessario e primordiale, e non sono sicura se istintivamente, come per tante cose, preferisca metterla nel dimenticatoio insieme a quelle cose che non servono alla sopravvivenza di ogni giorno come la nostalgia dei propri cari quando hai scelto di lasciarli o la paura della morte e di invecchiare quando sai che non le si possono evitare.

Mi domando se nel vivere razionalmente e fatalisticamente si è vivi davvero.

giovedì 6 settembre 2012

LE GIOIE DEL VICINATO

Summer @ Niki Ghini 2012

da che ci siamo trasferiti da Arezzo, stiamo in una appartamento in affitto, in una serie di palazzine costruite a metà anni 70, di cui ricordo la costruzione perché fu la prima volta che si seppe dei pannelli solari  (tecnologia che pareva spaziale al tempo) che furono montati sui tetti. E che ancora funzionano.

I vicini sono quasi tutti anziani, tutti con le loro manie, ossessioni e particolarità caratteriali. Una foto di famiglia in un esterno quello che segue:

C'è quella che ogni mattina sbatte il tappeto fuor di finestra e dio-ci-scampi che non ci sia qualcuno che si affaccia o passa nel parcheggio perché ecco iniziare un vocio della madonna che dura per lo meno 5 minuti. Per di più ha una voce che si sentirebbe sugli ultimi spalti dell'Arena di Verona. Ma telefonatevi, -dico io- se avete tutte queste cose da dirvi, fatevi visita nelle vostre case, specie d'estate che si sente tutto di tutti! Involontaria vendetta le colonne sonore di demenziali programmi TV che guardiamo a ripetizione da DVD: Big Bang Theory, Friends, The IT Crowd, sparano le loro note ad intervalli regolari dalle nostre finestre quando vediamo 3 o 4 episodi di fila.

Accanto a noi c'è
Goody-two-shoes, che deve provare che è la persona più carina e generosa del mondo, espressione di buonismo esagerato che la spinge a fare da autista a tutte quelle che non guidano, annaffiatrice di giardini di chi è in vacanza, e metti bocca ultra corretta e super equanime su tutte le cose del vicinato. GAG! (onomatopeico verbo/nome che esprime il mio conato di vomito). Sotto lo smalto benefico si nasconde una passive-aggressive che se può infilare lo spillo nel fianco non perde l'occasione. Per lo meno con chi la tiene a distanza perché ha capito il suo gioco e non ci casca (me). Permalosa com'è non mi ha reso il saluto per settimane, quando agli inizi della nostra coabitazione nel palazzo le avevo bussato di notte perché il cane abbaiava in giardino -erano le 12 e volevo sapere se fosse viva- e nel caso che sì, se per favore faceva rientrare il cane. 
Io avevo osato riprendere LEI? Si lamentò di questo pure con mia zia, sapendo bene che mi avrebbe fatto notare questa mia mancanza di savoir-faire.
Come mia zia è una passionaria
per gli animali preferendoli di gran lunga agli umani. Due gabbie di canarini, butta il pane alle tortore in giardino (che nutrono e richiamano i maledetti piccioni) e lascia catini oieni d'acqua acqua perché gli uccelli facciano il bagno dove gestano inevitabilmente nugoli di zanzare. E' convinta che le tortore, le baby lucertole (quelle adulte le teme) e le mie tartarughe rispondano ai suoi richiami, e che siano provviste di intelletto e sentimenti umani. Ha ovviamente un cane, uno Yorkshire Terrier, o topo peloso da grembo, di quelli che stridono e guaiscono, lanciando acuti che incrinerebbero il cristallo di rocca. La bestia abbaia forsennata ogni volta che uno di noi esce in giardino perché è viziata e vuole essere sempre al centro dell'attenzione: o quando un altro cane passa sotto casa; o se c'è un gatto che si fa un baffo di lei quando è chiusa in terrazza (spesso); o quando ci sono animali come scoiattoli, topini, cinghiali o cervi che passano nelle vicinanze. diamine siamo vicini ad un parco nazionale!; o quando altri vicini e parenti arrivano in visita. Se è contenta di vederti è peggio che se ti teme e nel crescendo estatico/isterico di giubilanti abbai e guaiti di riconoscimento è impossibile infilare una parola di traverso.
Come quando arrivano i MIEI amic che per salutarsi si deve gridare come forsennati. 
Ma la cosa peggiore del cane che abbaia è la vicina che, da dentro casa, dopo averla lasciata abbondantemente far casino, comincia ad urlare "YO-Yò smettila" che è peggio del rumore che fa il cane. Anche perché il cane se ne fotte.

All'ultimo piano c'è la signora che mi anticipa sempre per la pulizia delle scale, una persona timida e introversa con la quale si possono fare solo commenti sul clima...


Fa caldo, troppo caldo
Si è vero fa piuttosto caldo. Ma è estate, è normale...  

Che freddo oggi, si bubbola
Già. E rinfrescato... d'altra parte è autunno e con un golf si sta bene ...
Certo non è da credersi, guarda che neve, non è normale!
Ma se c'è chi racconta che una volta la zona era sommersa nella neve da Novembre a Marzo? Ora c'è neve per terra se va bene per una settimana, non dovrebbe creare tale paralisi visto che siamo a mezza montagna…no?

Mi rendo conto che è assurdo e inutile che io dibatta le precipitazioni atmosferiche con lei come lo è discutere con un malato di Alzheimer su che giorno della settimana è stato l'ultima crisi di Governo. Farei meglio a confermare ciò che dice. Magari sorride. Mi fa tenerezza però, e quando posso le porto verdure o frutta dell'orto, e lei mi dice sempre: non ho nulla da darle in cambio, e io le dico: non importa. Poi a Natale penso che sta facendo i cappelletti a mano, e sarebbe carino se ce ne desse una manciata, ma non ci pensa proprio.

Poi c'è la vicina che si dice che soffra di Alzheimer. Anche lei ha un cane topo, come YO-Yò che con lei compete per la gestione del territorio circostante. Una volta questa signora trovò una delle mie tartarughe che se ne vagava nel suo giardino, e me la riportò sperando non fosse mia. Mi disse di averne una sola e suo Mariolino si era così attaccato a questa piccolina… era ovvio che non voleva ridarmela. Al tempo ne avevo 5, e decisi di lasciargliela per non far piangere il bambino. 

Bambino un cavolo! Scoprii dopo che il Mariolino è adulto e che lei vive con lui e la nuora. Quando scoprii questo era tardi per riprendermela, la tartaruga, mi consolai dicendo che era maschio di cui ne avevo ben tre. Quando pareva che invece fosse una femmina di cui avevo carenza le chiesi di scambiarla ma lei si rifiutò. Mi veniva da dire, ma te l'ho data io! MA sarebbe stato di cattivo gusto.
Questo mi fece venire in mente un'episodio di quando ero piccola e mia madre mi costrinse a condividere il mio Teddy con una bambina ai giardini, e quella non me la voleva ridare e la madre di quella non voleva fare nulla per convincere la bambina a ridarmi ciò che era mio. Mamma si accorse che sbagliava ad insegnarmi a essere generosa, doveva ma insegnarmi a proteggermi dai vampiri! Ma era tardi, il danno era fatto, e ancora oggi la poca reciprocità delle persone mi brucia parecchio. Per questo ed altre manifestazioni dell'errare umano, condivido il sentimento di questo post qui
 

Di lato a noi c'è la vecchierella che abita con la figlia e il genero, oppure è la nuora e il genero non ho ancora capito. Pare sia affetta da demenza senile ed è come una bambina, a volte la vedo alla finestra che fa ciao ciao con la mano con un sorriso beato. La figlia -o la nuora- la tratta con impazienza, la sgrida e le urla un po' e a me questo dispiace, anche se capisco che dev'essere un bel peso a lungo andare. Probabile che vada guardata in continuazione perché non scappi in giardino in mutande o per il timore di trovarla che sta giocando alle formine con il contenuto dei suoi Pampers per adulti. A volte il genero -o figlio- la porta a camminare, ma lui cammina troppo veloce per lei e pare trascinarla quasi di peso tenendola per mano, lei con un braccio teso e la testa mezzo metro avanti al corpo e le gambe a strascico dietro. Ma dall'espressione sulla faccia di lei, sembra serena e ignara delle mancanze di chi le sta intorno. Questo mi consola un po'.
   

Oltre alle vicine ci sono anche dei vicini. Il carabiniere sardo in pensione, che ogni anno si dedica alla perfetta squadratura a 90° degli angoli della siepe, un appassionato del fai da te per la manutenzione della sua proprietà: tutto il contrario dei nostri padroni di casa che la lasciano andare in malora. 
C'è il vedovo calabrese che cura i fiori del suo giardinetto, e accatasta la legna minuziosamente perchè entri nel garage insieme alla macchina. D'inverno tiene le finestre spalancate tutto il giorno e versa una tanica di gasolio nel serbatoio del riscaldamento solo a Natale, quando aspetta figli e nuore a pranzo.  E adito a fare il giro del paese a piedi ogni giorno perchè fa bene alla salute.
C'è il tuttofare siciliano, che aiuta le signore single con i lavoretti manuali attorno casa: la raccolta dei cachi dagli alberi, la riparazione di crepe nei muri, il cambio delle cinghie delle tapparelle, e cose così. Deambula spesso con passo claudicante in paese o nei dintorni condominiali pronto ad attaccare bottone, dare una mano, o un parere a chi si trova nei dintorni. Anche lui ha un orto e una collezione di tartarughe, e una volta mi offrì l'uso di uno dei suoi "stalloni" quando i tre maschi si rivelarono essere 3 femmine. (Non è tanto facile distinguere il sesso di queste creature. L'unica garanzia è quando i maschi srotolano il loro apparato che per la forma cubista e la dimensione in proporzione al resto farebbe arrossire anche la Staller!)
C'è l'ex vigile che non saluta, forse perchè sordo o perchè dotato della personalità di un segna chilometri stradale, di quelli di cemento. 
 
C'è infine l'unica famiglia giovane, in affitto come noi. Sono Rumeni e lui fa il camionista e la moglie ha smesso di lavorare quando ha avuto  Leo che ha ora 6 anni. Leo sembra Calvin del fumetto Calvin and Hobbs, ma senza la tremenda personalità. Capelli biondissimi tagliati a spazzola, viso sottile e delicato, due occhi azzurri un po' troppo ravvicinati fra loro. MA la bocca è un motorino a scoppio, a cui dà pieno gas quando  ci siano orecchie di qualsiasi tipo nel raggio di pochi metri da casa sua. Con la mamma vanno a buttare la spazzatura nel cassonetto la sera, passando sotto la terrazza dove noi ceniamo, e lo sentiamo, sul triciclo o a piedi che dà voce ad una sfilza di domande o osservazioni gratuite, è indifferente, senza prendere fiato o fare una pausa. L'estate lo trovi sull'altalena -che lui ci ha fatto debitamente notare è stata montata storta, ed ha la tendenza di sbatterlo contro il tronco dell'albero cosa che lui però ha imparato ad evitare. E lui va e viene, va e viene, per ore, e per tutto quel tempo canta una tiritera che può essere (dal terrazzo è impossibile distinguere quello che dica) o un rosario di preghiere che impara dalla mamma, neofita entusiasta dei Testimoni di Geova, oppure la telecronaca di una gara di Formula 1 che gira rombando nella sua testa. E il suo cantare questo mantra è un po' struggente e malinconico, perché sottolinea una storia personale che comprendo e condivido un pochino: la sua solitudine, la sua alienità culturale e sociale (di bambini vicini ce ne sono ma non gli è permesso o non è incoraggiato a frequentarli)  e il suo bisogno di comunicazione. 

Ma è anche un delizioso sottofondo che, come il canto di grilli e cicale, sebbene incessanti e ripetitivi sono anche l'incontrovertibile prova che è Estate.

domenica 26 agosto 2012

WHEN IT RAINS, IT POURS

letteralmente!
Come direbbe mio padre: Mai (un momento di calma) in questa porca casa.
Bastano 4 gocce da noi a scatenare il putiferio. La linea Enel della zona ha poche cabine di distribuzione e la linea se ne vagabonda per chilometri boschivi dove un qualsiasi ramo cresciuto troppo in situazioni di vento e tempesta può danneggiarne i fili creando interruzioni. Ne sappiamo qualcosa per aver combattuto il progetto per un elettrodotto da 25.000 Kw che non avrebbe risolto il problema della traduzione da alta potenza a potenza usufruibile ai cittadini locali, vista la carenza di questo aspetto distributivo - ma questa è un'altra storia.

Per cui era papale che dopo il temporale di stamattina oltre a partire l'elettricità mentre scrivevo il post precedente che mi aveva forzata -per vostra fortuna- a riscrivere ogni cosa in Italiano perchè in inglese non fluiva, proprio mentre mi accingevo a preparare il pranzo ecco che arriva la telefonata di mia madre, stranamente dal cellulare invece che dal fisso. 

-Ciao, senti, scusasetidisturbo ma da noi è partita-----gshrss----luce---shcrgrrrrr---gresh----efono. Abbiamo chiamato dappert----pshshsppp---finita---carica di tutti e due ---shrrrri beep----pshhshs----chiamo dal loro cellulare.

-Mamma puoi ripetere? non capisco niente, vai piano e scandisci il necessario.

-La luce, non abbiamo----schrss---e per di più-----shcrss scherrsi----si è rotta la sedia e tuo padre è caduto..... menomale c'erano i Signori F---tti--- pshshsshr---sennò non lo alzavo da sola----.

E poi ben chiaro: Vieni ti prego non ce la faccio da sola

Così spengo tutto e partiamo. E' proprio per una situazione come questa che sono venuta ad abitare qui a 3 km dai miei, e che presto spero abiterò proprio accanto (oh gioia!)

Trovo i miei al buio in casa con degli amici del dopo messa e tutti e 4 mi raccontano -insieme- le varie disavventure.

-Tuo padre era seduto fermo nella sedia da giardino quando si è schiantata ed è finito in terra.
-Abbiamo fatto quello che potevamo...
-Ho chiamato 100 numeri, la forestale, il 118, il palo mandava scintille. Mi si sono scaricati i cellulari.
-Ma era fermo sulla sedia, non si muoveva ed è andato per terra.
-Il palo faceva scoppi e scintille e poi un boato,  ma la pioggia era finita.
-Un fulmine probabilmente.
-Ho battuto un po' la testa, sulla madia ma principalmente sono andato giù di schiena, e ho solo dei lividi ed escoriazioni sui polsi.
-Ho dato il mio cellulare a Franco perché lo ricarichi, hanno la luce tutti tranne noi.
-Ho preso un calmante e l'ho dato anche a papà, non sapevo più cosa fare non ti volevo chiamare ma poi non ce la facevo più.
-Tutte queste cose insieme, mi sarei messa a piangere.
-Una volta ho risolto i problema del telefono connettendolo direttamente alla linea, escludendo la centralina elettrica (spostiamo il mobile e l'amica si mette a guardare i fili dietro)...

Chiesta una fattura per i dati esco sul portone dove c'è più campo e chiamo l'Enel e l'estensione riparazioni ha un'attesa di 5 minuti ...finisce che si scarica anche il mio di cellulare.... Arriva mamma con quello di papà che suona ed'è l'ENEL che vuole dettagli. Mollo la mia attesa e prendo il suo ma cade la linea (solo due tacche di carica). Azz, speriamo richiamino perché ho perso la precedenza in attesa... Richiamano e gli chiedo di chiamare il mio telefono che è carico. Lo fanno ma dicono che non dovrebbero per ragione di privacy blah blah.
Temo che mi si scarichi il cellulare prima di arrivare al conquibus. Finalmente riesco a dargli i dettagli richiesti e mi dicono che arriveranno i rinforzi.

In quella arriva un'altra vicina con un piatto coperto di maccheroni con il sugo per i miei. 

- Basta che le mette un secondo nel microonde per scaldarle....
- hhhem.... manca la luce...
- Ah già, una padella allora, le mangi subito.

Con quella riusciamo a avviare i gentili amici dei miei fuori dal cancello e per calmare le acque ci mettiamo a cucinare, aglio olio e peperoncino... le tagliatelle non bastano per tutti.

Verso le 3, mentre siamo alla frutta nel vero senso della parola, papà vuole richiamare l'Enel, io gli dico "Aspetta. Dagli tempo. Fai un pisolino e chiamali a metà pomeriggio," lui morde il freno e vuole imperare e conquistare. In quel mentre il telefono omaggio della Vodafone per la sottoscrizione coartata* telefonicamente ai miei, fa due Beep sonori e pare tornare a funzionare. Mentre sono di sotto a controllare se quello senza trasformatore funziona (si) sento arrivare un furgone e delle voci fuori, e capisco che è arrivata la cavalleria. 

Chiedono qual'è il palo. Guardano, risalgono entrambi in macchina, girano il furgone, e ripartono.
Io faccio ciao con la mano come un'idiota. 
Ritornano dopo poco - erano andati a togliere l'elettricità, appunto. Tirano fuori la scala uno va su e Rog mi guarda sgomento, soffre di vertigini anche a guardare su da terra. 

Il tipo sulla scala fa: "Altro che fulmini, i ghiri hanno rosicato la plastica dei fili."

?
?

Segano i rami che potrebbero rendere la vita troppo facile a queste creature, fanno la riparazione, ci ridanno la luce e tutto si conclude felicemente. 

Mi madre si è fatta una risata salutare, di quelle a bocca aperta a piena ganascia quando le ho raccontato che il vicino di casa passando da lontano ha chiesto cos'era successo, e loro gli hanno urlato : 

I GHIRI HANNO MANGIATO I FILI DELLA LUCE!!!

Il nostro cognome fa rima con ghiri, e da quella distanza si poteva capire male per cui vista la perplessità sulla faccia del vicino, gli ho dovuto gridare, per non dare adito a confusione e leggende metropolitane...
CHE NON ERAVAMO STATI NOI A ROSICARE I FILI DELLA LUCE, MA I GHIRI....I GHIRI!

Poi sistemate le cose ancora per un'altro giorno, ci siamo andati a prendere un meritato gelato in paese.

Ghiro Rannicchiato/Muscardinus Avellanarius @ Josef Hlasek www.hlasek.com

*l'ho dovuto guardare

PRECIPITAZIONI

 Neil Amstrong 1969 © NASA 
ieri è morto l’uomo del primo piccolo passo sulla luna che fu passo enorme per l’umanità intera, Neil Armstrong. Ricorderò questa data come ricordo l’immagine confusa sulla TV in bianco e nero e la voce del’annunciatore che annunciava questa impensabile conquista.
Ricorderò questa data anche perché oggi è finalmente accaduto.
E’ iniziato con un sordo brontolio, l’occasionale botto da spostamento mobili al piano di sopra che è usuale sentire nelle case condominiali. Ma la ripetitività dei botti faceva presagire invece quello che mi rifiutavo di sperare fosse, perché la luce fuori dalla finestra era brillante come da mesi a questa parte, e no, non mi fregava più a sperare, caro mio. Il suono tentatore si ripeteva sempre più ritmicamente, in un tambureggiare fitto e ostinato che si avvicinava ma di questi ami da pesca avevo la bocca piena da tempo: un amo per ogni nuvola che si era alzata all’orizzonte, seguita poi da altre, che nel loro aggregarsi in un manto uniforme promettevano una precipitazione; un amo per ogni alito di vento che le trasportava verso il centro della valle e sulle colline che da mesi inaridivano e ingiallivano inesorabilmente. Gli alberi e i cespugli rilasciavano da tempo una forfora di foglie morte ed era ancora piena estate.
Poi il sole è sparito davvero, e affacciatami dalla finestra ho visto il fronte nero pece che avanzava dal Fiorentino, minaccioso e dal rollio sonoro sempre più forte, tanto da riverberare in eco nella stanza che a tratti pareva scossa dal rumore. “Ah” –mi sono detta- “non ci credo se non tocco con mano caro mio, mi hai beffato altre volte coprendomi il cielo di nuvole nere -una volta per ben tre lunghi giorni- senza mollarmi una goccia di acqua che fosse una. L’umiliazione provata per la credulonità da me dimostrata verso il tuo vuoto esibizionismo brucia ancora nelle mie vene. Stavolta non mi freghi.”
E sono tornata a leggere a letto, dicendomi che se succedeva bene, sennò non ci avrei perso energia inutilmente. Da Maggio ero stata tradita da tutto: dalla scienza delle previsioni meteorologiche, dalla superstizione dell’incrociare le dita nel menzionare la pioggia, dallo sperare ferventemente e con tutto il cuore che il giorno dopo arrivasse miracolosamente la precipitazione (ah,che dolce termine!). Ora facevo finta di niente, esausta nell’animo, abbandonatami alla ineluttabilità del fatto che non dipendeva da me se pioveva e quando, che era una cosa COMPLETAMENTE fuori dal mio controllo. Ma cominciavo anche a domandarmi se mai sarebbe arrivata, se fosse finita l’Era della Clorofilla e fossimo entrati in quella desertica.
Via gli oliveti e i boschi di faggi e castagni e querce, via le vigne e il vino e l’olio, rimpiazzati da sterpaglia secca e sassi, terra polverosa e suolo craquelé dall’arsura, dagli arbusti tentacolari e secchi che sono utili solo per fare fuoco. Un’epoca di giornate che non finiscono mai, dalla luce che non cambia mai di intensità ed è sempre brillantemente spietata; dalla monotonia delle ore diurne passate a conservare energia e liquidi, mentre il lavoro da fare si accatasta sempre più. Mi domandavo se le occasionali notte fredda che ci facevano cercare il piumino in fondo al letto, non fosse i primi presagi di un clima desertico, dove i picchi di dislivello termico fra giorno e notte sono estremi. Mi dicevo che forse avremmo dovuto adattarci alla situazione, come si sono adattati in certi posti dell’Africa, dove da tempo questo stato di cose è la norma e quindi perché agitarsi tanto con futili speranze nell’assurdo miracolo di un cambiamento atmosferico. Ma ci vuole tempo ad adattarsi e la speranza è l’ultima a morire. Ma io facevo del mio meglio per sopprimerla.
Ma ora arrivava a una brezza diversa sul letto, e notavo anche che per la prima volta da non so quando, il mio setto nasale era pulito e privo dei cirripedi che erano stati una costante al risveglio. Quindi dovevo ammetterlo, sì dovevo proprio ammetterlo, c’era un lieve cambiamento nell’aria. 
Quando nella stanza è arrivato il riflesso di un baluginio esterno non ho saputo resistere: per me lampi e i tuoni sono attraenti come i fuochi d’artificio per alcuni, non riesco a far finta di nulla se il cielo promette un temporale come si deve. Quindi ho messo fuori il capo dalla finestra e nel vento sostenuto che mi smuoveva i capelli ho sentito il primo frusciare dell’acqua che cade. Quel sussurro delle prime gocce sull’erba, la promessa di rinfresco che tanto anelavamo, pareva essere in atto. Poi l’asfalto ha mostrato le prime macchie più scure, che nel mio scetticismo ho supposto essere patacche di gomma da masticare spiaccicata sull’asfalto, ma essendo il nostro l’asfalto di un parcheggio interno dove non passano le orde di ragazzini sulla via della scuola come quando eravamo in città, dovevo concludere che fossero davvero gocce di pioggia. Le macchie più scure si sono infittite sempre più, fino a scurire tutta la superficie visibile non erbosa e il suono dell’acqua è diventato quello dello scroscio estivo, violento e inesorabile. In breve sotto casa c’era uno strato di acqua ribollente che schiumava negli avvallamenti, e l’erba secca del prato era felicemente percossa da questo flagello divino. A questo punto l’acqua iniziava ad entrare in casa dalle finestre spalancate e ho fatto il giro per chiuderle anche se non avrei voluto perché era pioggia, la tanto anelata pioggia, la GLORIOSA pioggia, finalmente. Finalmente! Finalmente! Un Kyrie Eleison di Finalmente!: era davvero vero che pioveva.
Guardando fuori nel giardinetto retro casa ho visto che anche le tartarughe erano felici e correvano nella pioggia, finalmente attive e vitali, dopo mesi di esistenza imbalsamata per mancanza di verde dove nascondersi e foraggiarsi, i giorni roventi passati nello stupore del sonno diurno interrotti a forza da noi che la sera dovevamo scovarle dai loro nascondigli per nutrirle con lattuga e buccia di cocomero perché si idratassero.   
Ah la pioggia estiva, che meraviglia, peccato non aver potuto annusare il suo odore frammisto a polvere, per me L’odore con ELLE maiuscola dell’Estate, profumo che adoro quanto lo zuccherino sentore dell’erba appena tagliata. Ma il mio naso, già poco sensibile di suo, è completamente fuori uso dalla secchezza provata per lunghi mesi, è ora tappato e sterile come le bottiglie di vino sigillate con la cera, e incapace pertanto di godere degli stimoli odoriferi che sicuramente stanno impazzendo qui fuori.
E mentre finisce di piovere e gli ultimi rombi dei tuoni si allontanano verso gli Appennini, ecco che la mia mente comincia a muoversi e visualizzare il futuro, uscendo dalla paralisi che l’attanagliava da mesi, quando i giorni si susseguivano uguali e torridi. Quando era sole sole sole sole sole sole e ancora sole ogni giorno, ogni settimana – OGNI MESE! Quando le variazioni meteorologiche erano ricordi dei tempi che furono, leggende che raccontano i vecchi risecchiti sulle panchine, dopo che il sole cala e la gente esce finalmente di casa. La mia mente aveva vissuto intrappolata in un presente immutabile e aveva smesso di sperare, immaginare, sognare. Bisognava conservare l’energie per tenere duro e sopportare ancora un altro giorno di sole, ancora un altro giorno di caldo, ancora un altro giorno di secco per noi umani e per le bestie dei boschi che calano a valle in cerca d’acqua. Cinghiali, cervi e piccoli mammiferi che attraversano la strada dietro alle ultime case del paese e si foraggiano nei giardini. Un ennesimo giorno di siccità per le piante che piano piano, tutt’attorno si seccano e lentamente muoiono.
Ora potevo immaginarmi che fra un po’ quando il sole sarebbe uscito nuovamente -non troppo presto per favore- sarebbe stato un giorno NUOVO, lucido e pulito dalla pioggia (azzo, ho dimenticato di mettere fuori la macchina perché si lavasse!) ricco di una freschezza nuova, una promessa di autunno, di passeggiate nei boschi, nutrito dall’energia che ritorna nel sangue, dalla rinascita dell’erba che dovrà essere tagliata di nuovo, finalmente.

mercoledì 1 agosto 2012

VOTARE! VOTARE! MA NON ALLE POLITICHE STAVOLTA


logo di proprietà di http://www.macchianera.net/
allora, questo è un post interessato (leggi paraculo).

Mi hanno ricordato che ci sono i BLOG AWARDS DI MACCHIANERA e su un'altro blog ho fatto del mio meglio per votare quanto possibile quelli che seguo o seguivo. Per questo a voi 4 che mi leggete richiedo che perdiate un po' di tempo per votare (e votarmi) e vediamo che succede. Io l'ho fatto per voi, ricambiate dai!

Si vota fino al 1 Settembre, avete tutto Agosto per farlo. Si possono mettere solo fino ad un massimo di 4 voti per lo stesso blog, e bisogna votare per lo meno 8 siti o blog che siano per ogni scheda voto (o email usata, per intenderci)

Ho passato la mattinata a votare con i vari indirizzi email che ho (furbetta) scegliendo un'assortimento di blog che seguo e amo. Ve li metto qui sotto per darvi qualche idea, vale la pena andarli a vedere anche visto che siete in ferie e di tempo da perdere ne avrete a bizzeffe (!)


Ecco la mia lista di suggerimenti che vale la pena dare un'occhiata quando avete tempo:

6 Miglior Sito Tecnico http://www.earthquake.it

http://incomaemeglio.blogspot.com
13 Letterari/15 Politici d'opinione (anche detti polemici) http://cigs2008.blogspot.it
16. Miglior Disegnatore - Vignettista
  • http://www.emanuelesi.com
  • http://hyperboleandahalf.blogspot.it
inoltre, sono vecchi ma vale la pena se vi piacciono i fumetti: http://canemucca.tumblr.com/ e http://www.canemucca.com/
17. Miglior Podcast
  • http://www.radiolab.org
  • http://themoth.org  
  • http://thisamericanlife.org
 lo so sono in inglese, che ci posso fare?
18. Miglior articolo o post dell'anno 
  • http://www.ciclofrenia.it/2012/02/13/169/
  • http://incomaemeglio.blogspot.com/2012/07/una-lingua-straniera.html
  • http://incomaemeglio.blogspot.com/2011/05/risolvere-la-morte.html
  • http://cigs2008.blogspot.it/2012/07/distrazioni.html
27 Ironici/Satirici   http://incomaemeglio.blogspot.it, http://www.ciclofrenia.it

26. Cattivo più temibile della rete  http://www.ciclofrenia.it

Ovvio che da qualche parte ci POTETE inserire anche l'indirizzo di Tigre, http://comeunatigredicarta.blogspot.it/ basta che non la mettiate nella categoria 
28: Miglior sito andato a puttane! 

Ok qui sotto il modulo per  votare - ciao e buon divertimento! 

martedì 31 luglio 2012

PELLEGRINI SCHMELLEGRINI

premetto che non ci capisco tanto di sport, ma quello che so è che un vero campione, non importa quante medaglie abbia vinto e come sia definito dal suo popolo, non accusa altri dei suoi fallimenti. 

Che l'allenamento della squadra italiana non sia stato appropriato per ottenere dei risultati certamente lo sapranno meglio i tecnici, ma lo possiamo capire anche noi spettatori se nessuno dei presenti in una specialità si avvicina alla medaglia. Per cui la sua accusa la poteva evitare facendo una migliore figura.

Il puntare il dito sugli altri è una cosa troppo Italiana per passare inosservata in questo contesto. Troppo facile ragazzi miei, e veramente scadente, poco nobile, disprezzabile. Da campioncina viziata ecco.
Quanti sono i vinti  in confronto ai vincitori? Tanti di più e questo dovrebbe bastare a far capire che dipende da molte cose arrivare sul podio: bravura e impegno individuali si, l'allenamento ed equipaggiamento, ma anche una buona dose di fortuna, kharma o influsso degli astri come lo vogliamo chiamare. Non sempre ogni cosa si allinea nel cielo e sono frazioni di secondo che separano da una possibilità o dal suo opposto. 

Un campione come lo intendo io è anche quello che sa star zitto in certi momenti, che tiene i denti stretti e fa del suo meglio. Magari vincendo nonostante le difficoltò (ma quelli sono eroi non campioni).

Il dare colpa agli altri, specie mezzo detto e mezzo retratto come ha fatto la Pellegrini stasera è vile e poco di classe. 

Peccato per lei.

lunedì 30 luglio 2012

EVVIVA NOI, ABBASSO VOI

Katarzyna-Milczarek-Ekwador http://www.dressage-news.com/?p=16438

mi sono dedita anche io allo stiro oggi, 3+ ore di sudata con la scusa di guardare le olimpiadi in streaming sul Mac.

Prima c'erano i tuffi sincronizzati. Lo streaming in parallelo perfetto sceglieva di sincronizzarsi anche lui: via buffering bloccava il video ad ogni tuffo  (di cui sentivo solo l'audio dello splash entrata in acqua) per ridarmi il video solo al momento del tuffo al rallentatore. 
Dev'essere per questo che ci ho messo così tanto a stirare tutto oggi.

Dopo i tuffi c'è stato il Judo (no Lo Judo non lo scrivo), che non ha niente a che vedere con l'idea che abbiamo delle arti marziali. Per quello che ho potuto notare, le due donne che lottavano per la medaglia di bronzo non facevano altro che tirarsi calci negli stinchi, poi si prendevano per il bavero strapazzandosi un po' e infine per darsi un contegno cercavano di rimettersi a posto i bordi della giacca senza farsi notare troppo in giro. E sul podio per il bronzo è salita una Calabrese dai capelli biondo platino a-la Marilyn.

Il tiro a piattello è una noia pazzesca specie se devi guardare spesso cosa stai stirando per cui perdi di vista i piattelli. Ma le donne che praticano quello sport hanno divise e comportamenti molto cool, con cappelli a visiera e occhiali scuri che le fanno sembrare agenti della Stasi, e quando hanno sparato il loro turno mi piace come si mettono il fucile aperto a forma di boomerang sulla spalla, manco fosse un asciugamano bagnato di sudore. La Texana medaglia d'oro imbracciava l'arma come se fosse una borsa per la spesa con dentro un cocomero, ma appena scattava in aria il piattello ecco che il cocomero si tramutava in una protesi letale che sbriciolava il falso piccione in una nuvola di polvere rosa (celeste o gialla per la versione maschile suppongo..)La campionessa USA mi è sembrata troppo disinvolta e nonchalant da farmi pensare che avesse comprato la gara. Ma per forza sono superiori gli USA! Loro possono fare pratica di tiro al bersaglio nelle scuole e negli uffici pubblici ogni qual volta gli balzi la voglia!

Non avevo mai realizzato che i nostri sportivi vengono tutti da corpi militari. Polizia e Carabinieri, Areonautica, Forestale e persino Polizia Carceraria per il nuoto (fuga da Alcatraz?) Da da pensare.

Interspersi fra questi eventi c'erano brevi segmenti di gara ciclistica ad ostacoli (una nuova specialità delle olimpiadi Londinesi) laddove le difficoltà sono aumentate da pioggia a scrosci, fango sull'asfalto, e dalle decine di bici e donne cadute che devono essere scavalcate da chi arrivava dopo. Visto che era finita la lavatrice ho pensato bene di cogliere l'attimo ciclistico per stendere il bucato. Ma appena rientrata ho scoperto stizzita che il dressage -l'unico sport che mi interessava davvero vedere- era stato appena mostrato (per 5 miseri minuti della performance di Bracciaroli), e ora mi aspettavano 2 interminabili ore di canottaggio. Menomale che i panni da stirare erano rimasti ammucchiati per parecchi giorni per cui dovevo fare molta attenzione alle grinze, e darne meno alle prove di eliminazione di Kayak e Canoa. Un plus il cronista Franco Bragagna, che mi ha colpito per la sua capacità di pronunciare i nomi stranieri con disinvoltura e appropriatezza di pronuncia e per la flemma e sicurezza con cui commentava: era una persona colta che offriva dettagli storico culturali sia sullo sport in onda che sulla località dove si teneva. Mi pareva di ascoltare la radio invece di guardare la tivvù.

Certo non era come gli altri cronisti che il più delle volte mi fanno venire i bordoni per quel che dicono e come lo fanno. Sempre di parte, tendono ad anticipare quello che succederà come se l'avessero letto nel fondo di resti di Corn Flakes che si depositano nel latte della colazione.  Salvo che non sanno leggere quello che c'è scritto ma quello che vorrebbero ci fosse scritto, il che raramente combacia.

Esempi di commenti demenziali:
  • "La Pellegrini perde per le braccia prepotenti delle altre nuotatrici".
  • La vincitrice della corsa ciclistica viene definita "la Cannibale", che mi pare una definizione una tantino esagerata e poco rispettosa nei confronti di una donna, anche se questa è brutalmente tosta, coperta di fango e sudore e non porta un cappello come si usa in Inghilterra.
  • Definiscono un nuotatore intervistato come freddo, "sia quando vince che quando perde", perché questi ha dato una critica spassionata e professionale alla sua PERformance (parola sempre pronunciata dai nostri oracoli con l'accento sulla prima sillaba invece che sulla seconda, che è come si pronuncia il verbo da cui deriva to perFORM). Dopodiché il Paul Weston della RAI ipotizza stronzate del tipo "sicuramente sotto, dove batte il cuore, ci sono emozioni che (nome del nuotatore) deve prima o poi arrivare a gestire."
  • Stando a questi cronisti NOi perdiamo perché sfortunati. Ma quando vinciamo lo facciamo perché siamo bravi, i migliori. "Noi" ovviamente, non i nostri atleti.
Purtroppo l'unica cosa che posso vedere gratis è la Rai TV, perché le altre stazioni che trasmettono i giochi in lingua anglosassone non si possono vedere dall'Europa, e perché per qualche strano motivo (che mi fa sospettare le zampette del magnate dei medium televisivi italiani) l'Italia è esclusa dalla lista di paesi europei che li possono vedere in Eurovisione. Ho contato 77 paesi nella lista dei fortunati, paesi che vanno dalla Groenlandia al Turkmenistan, dal Kyrgyzstan alla Guyana Francese, passando di striscio da San Marino, ma l'Italia no.

Questo significa che la mia esperienza olimpica è limitata alla visione italica, sulla quale mi trovo, purtroppo spesso molto critica*. Avrei preferito un po' più di libertà di visione, specie nell'era di Internet. Quindi devo sopportare la carenza degli sport equestri (Bracciaroli aiutaci tu!) perché troppo high brow per le masse nutrite a calcio sperando per il meglio nei riguardi della copertura TV di ginnastica e atletica.  Sigh.

*ma è mai possibile che un cronista televisivo ancora non sappia pronunciare il nome di Phelps? E' Felps, Felps dannazione! Il tuo collega lo dice giusto, lo fai apposta o hai una lisca al contrario?    

(ma che è Monge - crocchette e patè con frutta? Per animali? Nome e prodotto uno schifo totale....)

venerdì 29 giugno 2012

LE NUOVE ACQUE DEL 20 SECOLO

proprietà delle Nuove Acque SPA utilizzato a scopo puramente decorativo


devo scrivere questo post per dar spazio e voce alla frustrazione per il tempo perso per via della mia ostinazione a voler portare in fondo una cosa che doveva essere breve come fare click sul mouse.

Da una settimana avevo la bolletta nuove acque accanto al Mac per registrarmi e ottenere la bolletta online come promosso dall'azienda - meno carta, più veloce : non fa una piega. Oggi ci provo. Inizia male subito quando i dati obbligatori provvisti di asterisco sono solo codice cliente e indirizzo email ma poi se non inserisco codice fiscale o partita iva non procedo. Cialtroneria digitale, brutto segno...

La pagina emette un nuovo codice cliente (poteva rimanere quello sulla bolletta no?) e una password che sembrano vocaboli polacchi, piene di consonanti impronunciabili e mi invita a fare log in. Provo subito ma niente, codici errati. Riprovo. Idem. Unica opzione sulla pagina un link per chi si registra la prima volta.  Aaahh... vado a fare click  e si apre nuovamente la pagina di registrazione.

Ecco risuonarmi negli orecchi la colonna sonora dell'eccellente film di Terry Gilliam Brazil che nell'85 descriveva perfettamente il futuro -ovvero il nostro presente- come l'inferno burocratico e teatro dell'assurdo che è diventato. 

Ok come diceva la pubblicità delle pagine gialle una volta: make your fingers do the walking e le mie lo fanno sulla tastiera del telefono chiamando il numero verde dell'azienda. 

Prima risposta: può scaricare il modulo per la registrazione online stamparlo e spedirlo. 
Qualcuno oltre me vede l'assurdità di questa opzione? 

Seconda: ma lo sa che deve cambiare la password? Spero bene, ma prima devo entrare nel sito no? Una parte del mio subcoscio non impegnata a moccolare afferra le istruzioni che la password deve seguire il formato delle bestemmie polacche di cui sopra. Lettere maiuscole e minuscole inframmezzate da numeri quindi. Impossibile da ricordarsi ma Not their problem is it?

L'operatore mi chiede il numero di telefono e mi dice che mi richiameranno "dopo". Chissà se sarò su un olivo allora, oppure a spazzare i detriti dei lavori di restauro in corso a casa, in ogni caso scommetto non quando sarò di fronte al computer. 

A questo punto decido di dare valore ai 20 minuti persi trasformandoli in feedback alla Società, scrivendo una lettera che spiega il problema, che un pessimo design di pagina da adito ad un aumento di chiamate ai call centers e quindi ad un incremento dei costi. Che le pagine del servizio registrazione al Click Acqua non hanno una nota informativa per chi meno capace di me, che può non sapere -non dico come registrarsi on line che per qualcuno può essere già un problema- ma tutto quello che mi ha detto l'operatore A VOCE. Che ci sono limitazioni sulla scelta della password per esempio. Se il cambio di password verrà richiesto una volta entrati nel sito come d'uso o se ci sono prerequisiti diversi. Se ci sono dei tempi di attesa fra la ricezione dei codici e il tentativo di uso dei medesimi. Insomma quelle informazioni che siamo abituati a veder comparire accanto ai diversi campi inserimento dati, o che si aprono magicamente in finestre separate quando si clicca qualcosa che non va bene. Questi sono i bastoni di appoggio che aiutano a percorrere i labirinti digitali di Amazon, Skype, Facebook, etc.

GRAZIE!

(P.S. Alla lettera ricevo risposta mentre scrivo il post confermando che i codici sono quelli e di riprovare (per fortuna senza dover ricevere una telefonata mentre al volante). Stavolta funzionano e cambio password (fortunatamente senza dover seguire la matrice del Polacco di strada) e richiedo la bolletta on line (fortunatamente senza dover stampare un cartaceo). 

Ringrazio e allego il link di questo blog. Sai mai... ;-)

Braaaziiilll tattarattattattataaa  tattarattatttata-ta-ta Braziiil Brazil!