mercoledì 13 luglio 2011

COCCHI REALI Pilot Episode

RACCONTO A 4 MANI:

quella rosa di Melinda,
quella arancio di Unoqualunque
e quella verde-blu di Titina
Editing di Ignominia

Personaggi:

Il fratello e principe ereditario.
La sorella e principessa.
La matrigna.
Il padre.

I gemellastri fratel/sorellastri.
Il promesso sposo del Principe.
L'amante della principessa.

La Wedding Planner.
La carrozza che non c'è.

Ad un mese dalle nozze del principe ereditario Gregorio Tommaso Filippo Filiberto Filiberto (aveva avuto due avi regnanti con questo nome) Edoardo Emanuelito Alvaro III, il panico cominciò a serpeggiare nella mente della wedding planner insediatasi col proprio staff nel Salone dei Balli Minori a Palazzo.
Raggiunta la consapevolezza che il sospetto che le circolava per la mente poteva considerarsi una certezza, un fiume in piena di terrore e panico fuoriuscì in forma di lamento in crescendo dalle labbra siliconate e lucide di rossetto e si andò ad adagiare sulle spalle dei collaboratori, spazzando via l'accenno di serenità che dal giorno prima si era instaurato tra gli specchi del salone barocco rimesso ad ufficio per l'occasione.
Altri ululati di dolore echeggiarono per le stanze del Palazzo, alcuni raggiunsero le cucine dove la panna montata si smontò insieme alla maionese d'amblé; altri le soffitte dove i topolini intenti a giocare con i vecchi giochi abbandonati dei principini, smisero di giocare; fino ad arrivare alla Sala del Trono dove si stava ricevendo il Suburro Marcantonio di Swazzilandiola, Ambasciatore Pessimo dello Stato Cannibale, con cui si cercava di concordare le condizioni per arrivare ad accreditare l'ennesimo diplomatico, e di non farlo finire in salmì.
"Ohibò!", sussurrò il Sovrano. "Che cos'altro turba quella femmina infernale giù sotto?", chiese al segretario privato.
"Mando subito una guardia ad informarsi, Maestà", rispose l'ometto, inchinandosi al Sovrano seduto sul trono, da cui conduceva una conversazione attenta e brillante con il Pessimo. Una porta si aprì sbattendo violentemente le ante sulle pareti stuccate e una donna in tailleur -a cui era crollata sia l'acconciatura che l'incrollabile fiducia in se stessa come miglior wedding planner del pianeta- precipitò nella Sala del Trono, inseguita dalle guardie reali che cercavano di fermarla, e dai suoi collaboratori che cercavano di fermare le guardie reali. Tra lo stupore generale la donna si precipitò ai piedi del trono, scansando con una gomitata il Suburro Marcantonio Pessimo e si lasciò cadere davanti al re. In lacrime.

"Maestà, manca la carrozza per il matrimonio", riuscì a dire prima di scoppiare in lacrime.

"Carrozza-zza-za-a, carrozza-zza-za-aa..."' cominciarono a riecheggiare gli stucchi, le volte, le tele delle grandi sale del Palazzo. L'eco correva, scivolava, serpeggiava più veloce della folgore e, insieme, vibrava l'angoscia di tutti gli abitanti del Palazzo: non mancarono vere e proprie scene di isteria.
Le domestiche, al piano di sotto, uggiolavano, i cuochi piangevano (e, stavolta, non per ciò che i loro taglieri vedevano sminuzzare); la servitù latrava, le dame di compagnia ululavano.
La principessa Carmen Osvalda Alberta Ingrid Filiberta Filiberta (triste destino, quello delle principesse sorelle), Duchessa del Virilalla, aveva infatti radunato un intero stuolo di dame, sue compagne e coetanee, per compiangere insieme il nefasto evento che, non molti giorni addietro, si era abbattuto sulla Casa Reale: avrebbero dovuto capirlo già allora che lo spezzarsi di quella sua unghia di rosso laccata altro non era che il triste presagio di una ben peggiore sciagura che era lì lì per venire.

"La carrozza!" gridò Carmen, balzando in piedi nel bel mezzo del proprio boudoir. "Oh, povero fratello!", disse. E, correndo, si lanciò come una saetta verso la porta.

Tale la foga di soccorrere le nozze compromesse dell'amato fratello che lasciò seminudo e interdetto sul letto disfatto l'amante col quale fin'allora si era sollazzata.
"Ma Carmecita...", provò il bell'imbusto a protestare.
"Un disastro, carino! Un vero disastro! Devo andare!", rispose sulla porta la regale amante.
"Passa dal Consierge e fatti pagare il solito. E soprattutto... NON CHIAMARMI Carmencita!"
Sparì in un fruscio di sete e crinoline per precipitarsi al piano di sotto, dove l'aspettavano per la manicure.
"Carrozza?", disse ghignando la perfida Regina Luigia, matrigna del Principe ereditario e della Principessa Carmen, che dopo aver sposato in seconde nozze il buon Re aveva dato alla luce i gemelli Valdo e Bilirubina.
"Carrozza! Ecco finalmente lo strumento della provvidenza per impedire le nozze del frocio..." sibilò costei, guardando amorevolmente i gemellini, che ignari, giocavano festosamente sul vasto tappeto damascato che ricopriva quasi per intero il parquet della camera.
(Valdo e Bilirubina sono due paffuti puttini, in tutto simili tra di loro, dato che sono per l’appunto gemelli, con l’unica differenza nel sesso. Biondi boccoli scendono sul collo di ambedue, occhietti un po’ porcini, affondati nelle guanciotte rosee, si muovono veloci per afferrare al volo qualsiasi possibilità di fare danno. La regina madre ha dato precise disposizioni di vestirli sempre uguali, dato per inteso che Valdo porta graziosi pagliaccetti stretti alla coscia e piccoli giustacuori dello stesso tessuto, e Bilirubina porta gonnette e corpetti del medesimo tessuto e colore. Inoltre Valdo, per onorare la sua già maschia virilità ,a dispetto della giovanissima età, porta sempre un piccolo spadino penzolante al fianco, e Bilirubina, a sottolineare la casta femminilità, allo stesso fianco ostenta una borsina ricamata e arricciata contenente solo un principesco fazzolettino da naso per il moccio.)
I due era nati provvidenzialmente poco dopo le reali seconde nozze del Re, chè in tal modo la perfida Luigia intendeva rafforzare in modo indissolubile il matrimonio, e anche, in prospettiva, soffiare il trono a quello che per lei era l’insopportabile, vanesio, maleducato, zotico, arrogante Gregorio Tommaso Filippo Filiberto eccetera eccetera.
Mentre Luigia poggiava lo sguardo amoroso sui gemelli (Valdo ostentando un sorriso angelico, tirava la coda al gatto, Bilirubina con serafica calma sfilava con attenzione certosina il ricamo di una delle dame di compagnia) ripassava mentalmente il suo progetto perfido. Nel suo sguardo amoroso comparvero trame e disegni che niente lasciavano presagire di buono. In quel momento il gatto, stanco della fanciullesca tortura, cacciò un miagolio simile al ruggito, riuscì a liberarsi dalle principesche manine e fuggì, non prima di aver affibbiato all’infante una ben mirata zampata.
Il piccolo Valdo, allora, cominciò a strillare, dimenando di qua e di là la sua boccoluta, bionda chioma principesca: la zampata, infatti, aveva lasciato un graffio sul dorso della manina, sollevando un lembo della sua morbida, lattea pelle.
"Madre, madre!", il bimbo si rivolse piagnucolante a Luigia, che, pensierosa, stava distrattamente contemplando - non senza un certo compiacimento - il lavoro della figlia Bilirubina sul vestito della dama più bella, "guardate cosa mi ha fatto quel gattaccio! Ahi ahiiiii!".
Il pianto interruppe la trama dei pensieri di Luigia che, stizzita, afferrò il braccio che Valdo le tendeva, e stritolandolo lievemente gridò: "E cosa sarà mai un graffio, Valdo, santiddio?! Valdo, vuoi per caso seguire le orme di quel finocchio regale?! Smettila di strillare come una checca!".
Avrebbe voluto dire "come una bambina", ma era chiaro che i pensieri sulle imminenti nozze del figliastro occupavano quasi per intero la sua mente.
Così le sue parole suscitarono l'ilarità di qualche dama - che cominciò a ghignare o sbuffare dietro la mano prontamente portata alla bocca - e, soprattutto, di Bilirubina, che iniziò a canticchiare:
"Vaa-ldo che-ccà.....Vaa-ldo che-ccà!", portandosi le manine sulle spalle, lanciandole poi in aria e sventolandole, sempre secondo il ritmo, a sinistra e a destra (stava riproducendo così canzone e rispettivo ballo imparati all'ultimo party dato dal fratellastro, in occasione del quale lo stesso Filiberto, travestito da indiano, si era impossessato del palco della grande sala, insieme ad altri suoi cinque strani amici, travestiti anche loro - un poliziotto, un cowboy, un motociclista, un soldato e un operaio).
La Regina Madre non badò a nulla: i suoi pensieri tornarono al matrimonio, al frocio, alla carrozza.
"Carrozza!", ripeté sottovoce, e le labbra si piegarono in un sorriso arcigno.
I due puttini uscirono, correndo, dalla sala: Valdo raddoppiando le lacrime per la ferita e per l'offesa di cui non capiva il significato-, Bilirubina appresso, gridandogli ancora, tra risa incontenibili, "Cheeeecca!! Cheeecca!".

Le stanze, adesso, risuonavano di un'altra parola.

Le vibrazioni scaturite dalla nuova parola urlata a squarciagola si diffusero per i corridoi e le sale, rimbalzarono sugli stucchi i tendaggi e gli specchi, per poi passare attraverso le innumerevoli porte intarsiate. Dietro una di queste, due battenti decorati in stile veneziano, con i colori prediletti dal Principe (il verdino, il giallino, il rosa antico, l'avorio) si apriva l'ampia camera da letto di Gregorio Tommaso Filippo Filiberto.
Questi, al centro della spaziosa stanza, con lo sguardo puntato su un'enorme specchio incorniciato d'oro che occupava buona parte della parete, pareva un indemoniato, o un povero mentecatto, o, peggio, un tarantolato. Perché nell'apparente assoluto silenzio, si dimenava in gesti e posizioni scomposte che sembravano non avere né capo né coda. Allungava le braccia in avanti, per poi portarle sulla testa, ancheggiava vistosamente, passandosi le dita sugli occhi sgranati e facendo passettini sulla punta dei piedi. Ma ecco svelata la stranezza: ben infilati nelle orecchie due auricolari quasi invisibili da cui pencolavano i fili connessi all'I-POD, la musica direttamente sparata al cervello.
Il principe allungando ancora una volta il braccio davanti a se, con il dito ad indicare qualcosa di immaginario, e girando a 180 gradi la testa da sinistra a destra, primo, non si accorse che con quel gesto della mano il vistoso anello che portava bizzarramente all'indice si sfilò e volò lontano, secondo non udì la parola che ancora echeggiava nei corridoi. Né tanto meno si accorse della porta che si apriva precipitosamente: entrò prima un tacco dodici con calza a rete, poi in contemporanea una nuvola di trasparenze e il viso congestionato della sorella, Carmen.

"Greg!", gridò Carmen, "Greg!!!".
Nessuna risposta. Dovette avvicinarsi così tanto da strappare le entrambe le cuffiette dalle orecchie tirando il cavo che penzolava dalla tasca posteriore dei jeans principeschi.
Subitamente nell'aria si allargarono le note metalliche di "Macho Man".
"Ehi Carmen!" esclamò sorridendo il fratello, sempre contento di vederla ed evidentemente abituato a queste incursioni improvvise nella camera da parte della sorella.
"Bacio, bacio...", disse indicando la guancia sinistra."Ma cos'hai fatto alla mano?", chiese notando la fasciatura fresca di giornata che ricopriva la mano destra.
"Trapianto delle unghie, così non si spezzano più a tradimento".
"Figo!!!", aggiunse estasiato il fratello per nulla impressionato dalle piccole chiazze di sangue che trasparivano dalla fasciatura.
"Sì, figo... Anche doloroso direi, ma alla fine ne vale la pena", rispose guardandosi la scultura medica che sarebbe stata per qualche giorno l'estremità destra. "E spegni questa musi anni ottanta".
Il lieve rumore ritmato e metallico che proveniva dalle perfette cuffiette intrauricolari Bose si silenziò.
"Ma non hai sentito il trambusto?"
"No, stavo provando il ballo di gruppo per la festa dell'addio al celibato. Perché che accade? La perfida Regina Luigia aspetta un altro paio di impiastri da nostro padre? Non credevo che i reali lombi potessero ancora...".
"Finiscila che mi fai vomitare all'idea di nostro padre che fa sesso. No! Si tratta, invece, della W.P.. Ha avuto una crisi isterica quando ha saputo che nel Regno non esiste più una singola carrozza".
"O una carrozza single?". Si guardarono negli occhi e scoppiarono a ridere.
L'intesa tra loro due era quasi molecolare. Primi figli del primo re reinsediato al trono del Regno di Lupistein-Zissonia dopo il colpo di stato del 2035 perpetrato dal Generale Sfikilievich, e successivo intervento dell'esercito dell'Unione Europea di cui il piccolo regno faceva parte, avevano dovuto destreggiarsi tra i mille impegni e le mille restrizioni della nuova Corte supportandosi l'un l'altro, consolandosi delle fatiche del crescere affrontate in solitudine o al fianco di perfide istitutrice dallo sguardo gelido e la disciplina ferrea: il padre aveva da fare il re; la madre passava sei mesi l'anno a disintossicarsi alla clinica Betty Ford più esclusiva, aveva altro a cui pensare.
Erano quindi uniti. E quest'unione era temuta da molti, a partire dalla matrigna, che vedeva in questo sentimento la difficoltà maggiore di far salire al trono il piccolo Valdo (dopo l'incidente col gatto ribattezzato dalle dame di compagnia della madre: "Valda", come la pasticca). Si difendevano e sorvegliavano reciprocamente nella vita privata e in quella pubblica e gli sforzi di Carmen erano tutti per far sì che un giorno il fratello arrivasse ad indossare la corona del padre. Se non era stata trovata la strada per far fuori Gregorio Filiberto Filiberto Filiberto - e sì che erano stati assoldati più di un killer per provarci - era perché la sorella, che si portava diligentemente a letto ogni funzionario dei servizi segreti, per non far trapelare la notizia che si portava a letto TUTTI i funzionari dei servizi segreti, aveva sempre informazioni di prima mano e riusciva così a salvaguardare la vita del fratello.
"Finiscila di fare il cretino!", disse la sorella abbracciandolo.
"Insomma la carrozza per te e Gunter non c'è. Si parla pure di affittare quella della cugina Kate da Londra, ma pare ci siano delle difficoltà nello spostarla".

"Ma io e Gunter non abbiamo bisogno della carrozza", provò a protestare il principe.
.... continua

mercoledì 6 luglio 2011

THE MONDAVI'S WEDDING - PART 3




TERZO E (INFINITO) ULTIMO ATTO


Il mattino dopo l'atmosfera è come quella di Duello A Mezzogiorno o Sfida All'OK Corral, quando gli eroi si preparano a morire.
In silenzio, con gesti misurati e precisi, la pistola viene lucidata, le munizioni messe una per una nella bandoliera, e così noi ci prepariamo per la giornata, controllando che tutte le batterie siano cariche, che il mio timeline sia trascritto su un foglio unico, comprendente la lista di scatti obbligatori che ci hanno richiesto di fare. Piegato a fisarmonica e messo nel marsupio insieme alla mia camera e al cellulare, gli essenziali per la sopravvivenza che avrò addosso tutto il giorno. Sono incaricata di tenere David on schedule, di far si che gli sposi, rapiti per le foto, tornino agli ospiti e al programma del giorno nei tempi dovuti. Dobbiamo fare l'intervista alla sposa, fotografarla mentre si prepara, e poi insieme alle damigelle. Dopo dobbiamo correre a Nipozzano e intervistare lo sposo, fotografarlo con i testimoni, poi ci sarà la cerimonia di cui io deve fare il video, poi le foto di tutti insieme, fotografare la cena, riprendere i discorsi, e fare le foto "creative" che abbiamo a lungo pianificato.

David mi cede la guida, nonostante l'esperienza della sera prima, segno positivo. Alla villa alle 11 è tutto calmo, in un bagno corre una doccia, si spilluzzica ancora la colazione. Prepariamo il luogo per l'intervista, apro la cappella con chiavi medioevali lunghe come due palmi e ci  porto uno scaleo per fotografare dall'alto. La sposa visibilmente nervosa si illude di potersi vestire all'ultimo momento ma dobbiamo fotografarle tutte vestite e con i fiori quindi non c'è tanto tempo da perdere. A sentir questo si trasforma in un cerbiatto intrappolato dalle fiamme, pronta a balzare dalla finestra pur di fuggire, per fortuna c'è Kara, la damigella d'onore, che le dice che le ragazze vestiranno mentre lei mangia, che non c'era problema, i tempi ci sono.

In realtà le cose sono andate ben diversamente... ma andiamo per ordine.

Mentre aspettiamo riguardiamo il programma e solo ora David decide che forse sarebbe meglio tolgliere i fili della biancheria in cortile. Provo con cacciaviti e pinze prese in prestito in cucine ma ci vuole troppo tempo e probabilmente dovrò mollare tutto a minuti per l'intervista, quindi gli dico: perché non trasformare uno svantaggio in vantaggio?: usa i fili per metterci della biancheria per il "tocco Italiano" che cercavi. Gli si illuminano gli occhi, buona idea e vado a cercare lenzuola da appendere al sole del cortile.

L'intervista: David chiede a Megan di raccontare come Carlo le avesse chiesto di sposarla, e lei racconta che dovevano andare a cena da qualcuno e Carlo aveva detto che si doveva fermare prima un momento alla Opus One.  L'azienda non era più dei Mondavi ma Carlo aveva fatto capire che pensava di poterci entrare comunque "perché il codice di ingresso non era stato cambiato" e quindi lei era convinta che stessero entrando illegalmente, supposizione confermata anche dal nervosismo di Carlo. Entrati in una sala dell'azienda però hanno trovato un bel camino acceso e un'atmosfera romantica dove lui si è inginocchiato e le ha chiesto di sposarlo e dopo il sì di lei l'amico complice è entrato con lo Champagne.... et voilà.
Mentre lei racconta gesticolando io tengo il microfono -un coso peloso grigio che pare un gatto imbalsamato- sopra la test di lei controllando l'audio con le cuffie e sul equalizzatore del registratore, cosa che per me era una prima totale. Complemeno il mio senso di incertezza professionale con un sorriso ebete-entusiasta di incoraggiamento rivolto verso Bambi, mimando sorpresa e divertimento con l'unica cosa libera che ho neanche fosse un'intervista con Dario Fo o con Paolo Poli... comunque...
Intervista check sulla lista, next!

Ci insinuiamo negli alloggi privati delle fanciulle, la stanza di Megan è turchese e sembra un set di un chick flick, una commedia romantica. Il letto a baldacchino, al quale sono appesi abito da sposa e velo, è un campo minato di accessori come giarrettiera, ferma capelli, spilla per raccogliere lo strascico ricamati di perline come l'abito, e ancora ciglia finte, scatolette di velluto per anelli, metro da sarta (?) spazzola.
Come se nella stanza fosse passato un uragano, ovunque ci sono sacche, valige, sporte e contenitori di abiti, reggiseni e altra biancheria intima; e poi scarpe, asciuga capelli, stira capelli, arriccia capelli, arriccia ciglia, pinzette, borse da trucco, rossetti; e infine borse ziplock da un gallone contenenti estensioni di capelli biondi, bruni, neri in abbondanza da mimetizzare un plotone di Skinheads.
Le damigelle entrano e escono in vari stadi di dishabillie, avvolte in asciugamani dopo la doccia, struccate o truccate fermandosi a coordinare con la sposa, per sapere dov'e qualcosa, per prendere una sacca o un capo di vestiario.
Megan non riesce ad accendere il ferro da ricci, dice che non entra nella presa e vuole un adattatore, io la inserisco nella spina senza problemi. Lei pigia un bottone e dice "non funziona, ce n'è un'altro?" e si allontana: io prendo il ferro in mano pigio l'altro bottone con su scritto ON e il ferro si accende - ne deduco la seguente regola matematica: una ragazza è tanto nel pallone quanto è la sua incapacità di usare gli strumenti più familiari.
Megan va in bagno con Kara, ad arricciare con il ferro non i suoi capelli, bensì le estensioni che serviranno a volumizzare la sua capigliatura. Gradualmente ci insinuiamo nell'inner sanctum. David s'inerpica sul WC e io scalza mi ficco in vasca con il fedele palo/luce... La sposa fa il trucco alla madre, Kara si asciuga i capelli, altre ragazze entrano e escono.
Viene portato un piatto di cibo per Megan che lo spelluzzica nella poltrona in camera mentre la cognata avvolta da un asciugamano si inginocchia ai suoi piedi. Presto è chiaro che non è semplice ciacola bensì un importante scambio fra future sorelle sul significato dell'essere in Italia in questo momento, dell'importanza dell'unione a venire per le loro famiglie - quindi corro a prendere il registratore per fermare le loro parole. Questo mi fa sentire al contempo un'intrusa (una mosca sul muro, una spia) e una testimone privilegiata di questo intimo momento nella vita di due famiglie. Ma pare pure irreale e un po' finto, come se avessero preparato il discorso a beneficio di noi osservatori e quando gli chiedo di ripetere dall'ultima frase detta loro la ripetono senza battere ciglio.

Appoggia, acchiappa, punta, digita il numero, dirigi, riprendi, dove l'ho messo? scansa, gira attorno, osserva, nasconditi che sei nello scatto, avvicinati che sei troppo lontana, aumenta o diminuisci la potenza, sali, scendi, parla al telefono, metti, leva le scarpe, guarda, ricorda, sorridi, comunica con David, immagina cosa voglia.... A momenti mi trovo tra le mani il cellulare, il palo luce, la video camera o il registratore del sound e perfino la mia macchina fotografica.
Il tempo scorre lento immersi come siamo in cotanta girlytude, un mondo femminile e frivolo che mi è poco familiare e che osservo come un'antropologa, divertita e curiosa. Siamo già parecchio in ritardo sul piano di marcia ma non possiamo farci niente... salvo avvisare la Planner perché la cucina si adegui al nostro passo da lumaca...

Le damigelle si fanno i capelli a vicenda, entrano nei vestiti, delle tuniche in Crepe de Chine beige strette in vita da fasce di seta cangiante color vinaccia. Arrivano i fiori: ortensie verdi per le damigelle e un bouquet bianco e verde per la sposa.

Finalmente la sposa entra nell'abito, la zip viene chiusa ed è è bellissima, anche se senza fiato per qualche etto acquistato nelle 3 settimane in Italia; tutte le damigelle le sono attorno e la fotografano, io faccio quel che posso dietro al muro di donne.
 
C'è da farla vedere al padre, che seppure affetto da qualche distrofia muscolare, è sempre sorridente e pare quello che si sta divertendo di più. Mi perdo la scena ma è il momento di condurre la banda nela cappelletta per le foto. Con lentezza esasperante e traballanti su tacchi ridicoli le damigelle cominciano a sfilare fuori dal portone. Sono le 16.00 e dovevamo essere già a Nipozzano...

Filmo l'uscita con la videocamera ed ecco che una delle damigelle tombola sul culo, si rialza e vuole che cancelli la ripresa. Le dico che lo deve chiedere al fotografo, non ho l'autorità di farlo (ci mancherebbe!) e lei emette malvolere da matrigna. Nella cappella l'organizzatore degli alloggi, anch'esso ospite e guardone onnipresente dei preparativi, fotografa dietro di noi la scena che David ha coreografato. Questo mi irrita perché lo immagino passare le immagini ben riuscite come sue. Scoraggio David a salire in piedi sull'altare per paura che venga giù e perché seppur agnostica, lo trovo irrispettoso... Vado e vengo varie volte con diversi attrezzi, e finalmente andiamo in cortile.
Click click click ed ecco arrivare il paparazzo di prima che si intromette commentando sulla bruttura delle lenzuola dietro. Dice che dovremmo toglierle, noi cerchiamo di ignorarlo e continuiamo a lavorare. Lui pensa che non sentiamo e continua a insistere con più veemenza, offrendosi di spostarle lui e si avvicina al che David tranquillo gli dice no, lasciale, le abbiamo messe apposta. Duh!
Che presunzione! Come si fa a pensare che il fotografo - fatto venire apposta dagli USA per scattare questo matrimonio- non sia in grado di vedere se qualcosa è brutto o meno e di farlo togliere se necessario? In ogni caso...
Foto sposa e damigelle: check sulla lista, next!

Carichiamo tutto l'ambaradan in macchina e partiamo per Nipozzano, mi spiace aver lasciato tutto per aria: le lenzuola sui fili, le chiavi nella toppa, lo scaleo nella chiesa: Diletta e il resto del personale  alla villa hanno ha già abbastanza da fare, avrei voluto risparmiargli il nostro di casino... siamo tutte working girls after all!
A Nipozzano portiamo tutto al piano nobile e montiamo di corsa per l'intervista, fa un caldo boia dentro specie vicino alla finestra e bisogna mettere la cipria allo sposo perchè è lucido... tutto fila liscio, la stessa storia di Megan, con dettagli aggiuntivi. Lui non è per niente teso, ma quando cerchiamo di dirigerlo con la sua posse in smoking verso il castello lui punta i piedi e dice che la vuole fare in cantina. Eccone un'altro che pensa di sapere meglio lui come fare il nostro lavoro, però devo dargli credito che ha ragione, la cantina è vicina, e non si deve fare una sudata prima della cerimonia, quindi in cantina andiam. E' enorme e piena di barili di vino allineati per terra e impilati sui lati della lunga stanza. Fotografiamo sposo e giovinotti come se fossero una gang di mafiosi, occhiali scuri e mani intasca, in posa e mentre interagiscono gesticolando l'uno con l'altro, o mentre camminano sicuri verso David che è appollaiato su uno scaleo per riprenderli dall'alto.
Intervista/foto sposo e giovanotti: check sulla lista, next!

La Wedding Planner è presa dal panico quando la incontro in una delle mie scappate a prendere qualcosa che manca, non sa dove siamo finiti, non eravamo al castello, ci dice di venire su subito, ma quando passo parola in cantina non mi si fila nessuno e David mi dice zitta che ora facciamo foto... oops!

Finalmente torniamo su e inizia la cerimonia, io metto il cavalletto dietro all'ultima fila di sedie e cerco di carrellare zoomando con la videocamera le damigelle e i genitori degli sposi che percorrono il prato fino a sedersi in prima fila. Passata anche la sposa con il padre, pianto il treppiede in mezzo al corridoio e lo lascio andare che filma il tutto come per istruzioni. Abbiamo deciso di evitare il sonoro perché il giorno prima c'era una cicala malefica che gracchiava sull'albero a squarcia gola e stamattina era ventoso che disturba il sonoro: ora non c'è traccia né di vento né di insetti rumorosi, ma tant'è!
David mi sta proprio davanti per cui mi sposto un po' a destra per filmare gli sposi, decisione pessima per quello che segue. Al momento del bacio il "Katz del cazz", il fotografo professionista ospite della famiglia, si alza dalla sedia e si pianta di fronte alla mia cinepresa, io gli sibilo di spostarsi ma devo scuoterlo per la giacca perché mi dia retta e si volti con espressione di finto orrore - ma è troppo tardi. Quando lo dico a David mi dice che neanche lui è riuscito a prendere il bacio -siamo del gatto! David fa le sue rimostranze al Katz che si difende debolmente, dicendo " non crederete che l'abbia fatto apposta vero?" Non sta a me dargli del bugiardo ma gli dico che sapeva benissimo che ero proprio accanto a lui perché due volte gli avevo gesticolato di passarmi di lato e non di fronte per sedersi, e proprio da lui, un collega, mi aspettavo di meglio. Nel frattempo hanno servito il vino a tutti gli ospiti perché brindassero con gli sposi e un intero vassoio di bicchieri viene versato su un povero ospite in ultima fila... doppio oops! Vabbè
Cerimonia: check sulla lista, next!

Seguiamo il Wedding Party che si incammina verso il castello per le fotografie. Sposi, parenti, damigelle, giovinotti, arriviamo al castello per scoprire che c'è un'altro matrimonio che si sta facendo le fotografie e dobbiamo aspettare... argh. Lo sposo mi vuole mandare a chiamare rinforzi, si sente Principe Ereditario e vuole far pesare la sua posizione privilegiata. Mandano uno dei giovanotti invece, ma c'è poco da fare, siamo nel 2011 per fortuna in una paese relativamente democratico e di memoria socialista e dobbiamo aspettare il nostro turno. Loro bevono Champagne che un cameriere ha portato lassù con degli snacks: ogni tanto adocchio desiderosa la bottiglia nel portaghiaccio ...sigh
Vengo mandata alla macchina a prendere lo strobe, (la mia inconfessata passione) taglio attraverso la proprietà passando tra un gregge di cani slegati che abbaiano vogliosi vicino ai miei stinchi, una gioia... Arrivo al parcheggio che è il punto diametralmente più distante dal castello in tutta la proprietà e trafelata riesco a montare la tenda intorno al flash; a connettere i cavi ed accendere e testare il flash e a montarlo sul palo poi caricatami tutto in spalla mi avvio per la salita di ritorno. Mi sono anche messa le scarpe a posto dei sandali ma ho fatto peggio... Arrivo su per accorgermi che ho dimenticato lo slave da mettere sulla macchina fotografica (un aggeggio che manda gli impulsi all'altro aggeggio montato sul flash perchè scatti in sincronia con la macchina fotografica) quindi già sudata e senza fiato riparto attraverso cani, villa, etc. Altro giro altra corsa, tornata su vengo rimandata a prendere la lente lasciata in cantina. Cazzarola, è il momento più duro della giornata, comincio ad accusare....

La terza volta che salgo i 30 scalini medioevali - leggi ripidi - che porta ai bastioni solo il fratello dello sposo mi chiede se voglio una mano: E' gay, porta due hearing aids arancioni negli orecchi, forse ha una sensibilità maggiore degli altri per le minoranze eccentriche? Lo benedico, lo ringrazio ma finisco da me. Terminiamo gli scatti contro il muro, la sorella dello sposo crede di essere divertente parlando continuamente con l'accento di un italiano che parla male l'inglese, non rendendosi forse conto che è offensiva? Nella disperazione data dalla stanchezza comincio ad odiarla.
Colpo di grazia finale gli ultimi scatti, presi mentre scendiamo la scala, riprendendo gli sposi prima dall'alto e poi dal basso, mentre nei scendiamo velocemente all'indietro, David senza guardare e io carica e traballante come un somaro. Sono ad un millimetro dal rifiuto totale tipico di quelle bestie quando David mi dice che devo andare più svelta per tenere la luce più lontana dagli sposi che avanzano. Parla bene lui che ha le gambe lunghe il doppio delle mie e non si è fatto la collina su e giù sei volte. Io zitta e a testa bassa mi dico che sarei un'idiota a rischiare di cadere e farmi male per quelle scale, mi conosco abbastanza da sapere che sono al limite e non posso spingere di più. Ma una parte di me osserva ansiosa le SUE scarpe per accertarmi che si posino bene sugli stretti gradini rosi dalle intemperie, e quando a volte incespica un po' mi sale il cuore in gola......
Finalmente è il turno di Katz con gli sposi, -TUTTI TUOI STRONZO!

Controlliamo sulla lista che siano stati fotografati tutti i gruppi richiesti, check, check, check, check, però mancano ancora parecchi scatti....

La gente si siede finalmente per la cena. Filmiamo i discorsi, preparo i set delle foto "creative" per quando finalmente riusciremo a portare via gli sposi dalla festa. Faccio preparare due serviti sul tavolone da 25 per una foto dei due sposi che richiami la vita di ogni giorno, uno di fronte all'altro su un tavolo assurdamente lungo. Sull'alzatina nel mezzo ai due metto l'unica frutta fresca che riesco ad ottenere: un'ananas, che mi pare si adatti bene a simboleggiare la vita in due- dolce ma con spine.
Ci viene detto che lo sposo vuole più foto: qualcuno ci dice che non dovremmo stare nel mezzo a filmare perchè gli ospiti non vendono; ci alterniamo, cercando di non essere di intralcio ad ospiti e camerieri.
La Planner mi chiede di dire ai musicanti - fisarmonica, chitarra e mandolino- che suonino un walzer per la danza della sposa con il padre. Mi viene in mente non so come "O mio babbino Caro", dell'opera Gianni Schicchi, un pezzo che mi commuove sempre, (anche ora che sto scrivendo- zac lacrime agli occhi.) Il pezzo è perfetto e la WP mi ringrazia ripetutamente per la scelta. La cena scorre lenta e noi non stiamo fermi un momento. In cucina riesco a farmi dare 3 piatti di gnocchi e mangiamo al volo. La WP è stressata perchè ha finalmente litigato con Diane che se n'è andata cercando di portarsi via uno dei pulman che Mary Ellen però è riuscita a tenere qui.

E' ovvio oramai che gli sposi non hanno nessuna intenzione di farsi fotografare prima della fine della cena, ma non ci sediamo certo a riposarci. Frulliamo per questo e per quello, la Planner si lamenta, io ascolto e simpatizzo; David scarica le immagini sul portatile e io faccio rimettere i piatti sul tavolone perchè qualcun,o furbo, li ha tolti.
Ad un certo punto nel salone dove siamo accampati intravedo un movimento sospetto e poi un forte CRASH di legno che si rompe. Mi giro in tempo per vedere il corpo di David che si ritrae dal lungo tavolo che si è parzialmente abbattuto a terra. Gli chiedo incredula se ci sia salito in piedi come voleva fare con l'altare... lui arrossisce, sorride imbarazzato e dice di essersi appoggiato solo con un un gomito al centro del tavolo: è possibile che sia bastato perchè David è alto e robusto e deve pesare anche tenendo i piedi per terra... Teniamo il tavolo come possiamo fino a che arrivano aiuti che lo puntellano per il momento con scatole di vino vuote. Sono seccati, è un danno, come lo diranno ai Marchesi? Ci possiamo scordare la foto su quel tavolo ora quindi faccio togliere i coperti.

Finisce la cena se dio vuole, facciamo le foto con tutte le famiglie e gli sposi, sui divani di velluto sottile, attorno ai mobili delicati e fragili, circondati dai dipinti antichi che ritraggono santi, martiri e avi della famiglia, tutta storia la cui fragilità e impermanenza rimane aliena a questi americani. E questi volti sani e rubizzi, dalla genetica poco diluita, acquisisce un tantino di gravitas in questo ambiente, una dose di stolidità che dona ai nostri "gruppi di famiglia in un interno".
La festa si è spostata in un'altro cortile dove c'è un'enorme torta a vari piani, un wine bar è stato approntato e il DJ ha preparato i suoi strumenti per farli danzare, come d'obbligo per ogni matrimonio che si rispetti. La torta viene ammirata, lodata, viene presentato il pasticciere, viene tagliata, e gli sposi se la spalmano sulla faccia l'uno con l'altra, un gesto irresistibile pare per qualsiasi sposo, che dopo la dura giornata trascorsa nutre già un filo di risentimento verso il partner che ritiene causa di tutta quella commozione.
Poi ballano. Noi abbiamo finito, o meglio, a David ci vuole che uno gli dica a muso duro che non è piacevole avere una flashata sul viso per scoraggiarlo a scattare ancora e così l'abbozza anche lui, e finalmente accusa stanchezza. Io porto giù l'equipaggiamento, ho trovato una scorciatoia che passa dentro la casa evitandomi di fare il giro del prato e lo scalone esterno: 300 metri in meno per viaggio e per di più non al buio.. :-)
Smonto, carico la macchina, mi cambio le scarpe perchè queste sono stivaletti Malesi, mille volte meglio i sandali guarda, mi sembra di camminare direttamente sulle ossa scarnificate dei miei piedi...

Sono le 12 passate, torno su e la Planner dice di essere fottuta perchè i pulmini non ci sono e ha 80 persone da riportare a Firenze. Mi faccio dare i 2 numeri di telefono in suo possesso (l'ncarico era di Diane) sperando che siano degli autisti e chiamo vergognandomi di dover svegliare qualcuno. Al primo tentativo mi riattaccano in faccia, poi risponde un autista che mi dice di essere là fuori, sono in due e aspettano dalle 10 che li chiamiamo... siamo salvi.
Cominciano a calare nell'androne i più anziani e i più stanchi che sperano di poter partire subito ma dobbiamo riempire i pulmini prima di mandarli via, e anche se abbiamo detto che la festa finisce alle 1 non possiamo andare su e staccare la spina, dobbiamo aspettare che la festa si spenga da sè. Alcuni ospiti si lamentano, cercano un passaggio con noi ma noi non potremo andare via fino a che la Planner non ha messo tutti sui pulman, sarà una cosa lunga anche perchè la Planner vorrebbe essere accompagnata a Sesto (io non ho idea di come arrivarci), non vuole andare all'albego da sola per via di Diane. Le dico che può dormire con me, c'è un letto in più nella mia stanza e domani con calma la portiamo a prendere la sua roba e si trasferisce dove vuole.
Parte un primo bus per la villa vicina. Quando torna si riempie veloce ma riesco a farci entrare un bellissimo asiatico con la moglie, convincendo l'autista a non separarli. Partono alle 2 circa, calcoliamo speranzosi 45 minuti,  1 ora massimo a quest'ora di notte:  in realtà ci vuole un'ora e mezzo per l'andata e ritorno.

Anche i più giovani cominciano ad arrivare in cortile stanchi, alcuni sono molto sbronzi, una ragazza è in condizioni pericolose, scalza con i piedi che fanno schifo, è accasciata sulle scale, temiamo che ruzzoli di sotto. Kara arriva con una mano piena di tacchi delle scarpe che ha raccattato in giro e l'altra di borse e pochettes. Adoro questa ragazza che sembra sempre all'altezza di tutto. Fresca come una rosa, lucida e attenta ha fatto il giro del giardino al buio per accertarsi che nessuna abbia lasciato roba in giro; sa quante persone sono rimaste in villa e dove sono, e dolcemente conduce i più restii a venire giù per essere contati in modo che il personale di sopra possa rimettere in ordine. Convince la sbronza a scendere e sdraiarsi sulla panca dell'androne dove si accascia semimorta. Se non altro non camminerà sui vetri rotti di cui landrone è cosparso insieme ai bouquet di fiori, le borse, le scarpe, le dozzine di calici e bottiglia semi vuoti. Hanno lasciato un bel casino non c'è che dire, hanno ragione a non affittare mai per matrimoni, questo era un caso speciale che conferma la regola.

Io vado su a prendermi una fetta di torta che è fantastica! L'impasto leggero della schiacciata alla Fiorentina piena e coperta di panna montata incastonata da ribes rossi, neri e bianchi, lamponi e more grandi come occhi.
Faccio i miei ringraziamenti e saluti allo staff e a quelli in cucina, poi mi procuro un bicchiere di vino bianco, e torno giù, non prima di aver avvisato tutti quelli ancora di sopra che vengano giù perchè rimarranno lì se non salgono subito sul bus quando arriva. Faccio la conta anch'io e mi pare siano esattamente quanti i posti sul pulmino ... speriamo bene. C'è un tipo simpatico un po' sbronzo, il ragazzo di quella che sta smaltendo la sbronza sulla panca, che si unisce a noi sul muretto sul bordo del piazzale, da dove controlliamo la strada per vedere quando arriva il pulmino. Ci racconta del suo lavoro, nel campo dell'ospitalità, e di come all'albergo Eden Rock li stiano trattando malissimo, rifiutandogli pare anche di dargli i piatti su cui mangiare. Dopo che hanno cancellato le 10 camere al'Le Rondini dove stiamo noi, se lo meritano di venir trattati da pellai nel posto figo... Di sicuro si sono alienati l'ospitalità facendo casino a tutte le ore, anche se il tipo simpatico dice che sono stati educati e mai disturbato... chi credere?  Arrivano 3 macchine creando false speranze ma è personale che viene ad aiutare a pulire...

Kara è l'unica che si rallegra a vedermi finalmente bere un bicchiere in relax, dice più volte che è così felice che finalmente ho smesso di lavorare, devo aver veramente fatto un po' pena. Mi rendo conto che non è usuale vedere una donna, per di più di mezza età come me, fare un lavoro come quello che ho fatto questi tre giorni.
Sono sveglia come un grillo oramai, sono le 3 passate, chiamo il numero dell'autista per sapere che fine a fatto il pulmino e vengo a sapere che i deficienti arrivati in albergo lo hanno fatto rimanere lì per un pezzo a chiamare taxi e a non so che altro e che quindi è in ritardo.
Quando finalmente arriva salgono tutti e.... ci sono 3 persone di troppo. Convinco l'autista che deve portarli via perchè non si può fare altrimenti, lui tentenna, rischia la multa o altro così per abbonirlo dico a tutti che se l'autista dice la parola Polizia tre di loro devono sparire sotto i sedili... pena la galera- e con quella l'autista si tranquillizza e partono, non prima di aver però raccogliere il sacco sbronzo e legato con la cintura di sicurezza sul sedile davanti nel caso che debba vomitare...
oi oi...

Partiamo anche noi, guido io perchè David non ne può più. Vuole che segua il pulman fino alla villa, dove gli ospiti devono prendere delle sacche, e lui vuole trovare una macchina fotografica che ha lasciato a qualcuno perchè la usasse. Anche al tipo simpatico ne era stata affidata una e lui a filmato religiosamente tutti i discorsi, così siamo tranquilli che per lo meno quel  materiale c'è.
Seguiamo il pulmino fino allo svincolo per Pontassieve, e appena la strada si raddrizza, li sorpasso, suono il clackson e CIAO! A quell'ora facciamo presto ad arrivare in albergo, portiamo su la roba davanti alla proprietaria che fa la notte e aprendo la porta ci guarda severa, ma non chiede nulla sulla terza persona con noi per cui non diciamo nulla neanche noi. Mi fiondo in bagno, mi metto i tappi e buona notte al secchio! Ce l'ho fatta, ho fatto tutto al massimo delle mie possibilità, ho fatto un buon lavoro, ANCHE se ho cannato le riprese video, ANCHE se le luci non erano dirette nella direzione giusta, ANCHE se non vengo pagata il saldo: Ho finito e per me ho finito bene.

giovedì 30 giugno 2011

IL MATRIMONIO MONDAVI - ATTO SECONDO


(premetto che avrei dovuto buttare giù delle note ieri, quando tutto era fresco nella mia mente, perchè dopo due notti di sonno è come se ci fosse un velo opaco nella mia memoria che offusca i dettagli... ieri era tutto più vivido...)

Dormo bene anche se poco, niente dolori al mattino quindi decido di rimanere...  lo annuncio mentre facciamo colazione. La villa Le Rondini dove stiamo è shabby chic; doveva essere bellissima una volta ma da tempo ha bisogno di mani di vernice, un giardiniere o due in più, la riparazione dell'occasionale zanzariera bucata, delle docce moderne o per lo meno la tenda attorno alla vasca così che non sembri essere in una pensioncina al mare dove la guazza per terra fa tanto vacanza... Faccio un giro del giardino e fuori dalla piscina ci sono due sacchi di immondizia che nella notte è stata sparpagliata in giro da qualche gatto... capisco perché lo sposo ha cancellato le 10 stanze prenotate spostando gli ospiti all'Eden Rock che è moderno e trendy- questi ambienti romantici vanno bene per gli inglesi forse ma per gli americani questo truly old sconfina nello squallido... Per esempio la parete sopra il mio letto--nella stanza che fa parte di questa mini-suite ricavata chiudendo la terrazza medicea con una vetrata--è coperta da quella orribile carta da parati fotografica rappresentante idilli tropicali o come nel mio caso, un prato di margherite contro un cielo azzurro. Aiutatemi a dire kitsch, specie se abbinato al resto del decoro antico-polveroso (tappeti persiani veri o finti ovunque, velluto liso, mobili con i riccioli, the works).
Qualche ragazzino ospite precedente nel mio letto, ha pure strappato delle strisce della carta da parati dal muro che ora penzolano tristi ...un gesto di stizza o noia che non posso non assorbire durante nella mia permanenza.

L'incontro con il resto del WP (wedding Party) è alle 11 a Nipozzano quindi con calma guidiamo fino a oltre Pontassieve su strade stranamente deserte per un venerdì. Mi ricordo poi che è San Giovanni, festa del patrono e cadendo di venerdì ci sta che parecchi siano al mare. Vengono coreografate le varie fasi della cerimonia; l'ingresso delle damigelle d'onore, le parole del pastore che viene dallo stato della Georgia e ha un magnifico accento del sud, infarcito dell'occasionale "y'aaall" tipico di quelle parti.
La cerimonia vuole che dopo che gli sposi hanno detto il Sì la scena si sposti attorno ad un tavolino dove ci sono due caraffe di vino rosso e che le versino in una terza, e con la risultante miscela facciano un brindisi con gli ospiti che nel frattempo verranno riforniti di bicchieri per brindare con loro. Mi sembrava un po' sacrilega come idea ma considerato che la loro fortuna e quella dei loro ospiti (la F.F.) risulta dalla produzione e vendita di vino, è comprensibile che in questo contesto al succo d'uva vengano date doti divine. E di-vino...

Dopo le prove abbiamo girato la villa e i giardini in lungo e in largo per trovare idee di come fotografare le migliaia di foto che sarebbero state scattate il giorno dopo. Solo la sera prima ne avevamo scattate 3000, domani sicuramente di più. Molte delle foto che ci siamo immaginati riprendere l'indomani sono rimaste solo embrioni nelle nostre menti perché i matrimoni, specie quelli grandiosi come questo, hanno una vita propria, e i programmi come le amebe si moltiplica no e dividono cambiando all'infinito.

Ora di pranzo, prendiamo M.E. la event planner e andiamo a Camperiti, la villa dove stanno i genitori degli sposi. Ci perdiamo un paio di volte per le strade bianche della zona ma finalmente arriviamo. Su in villa stanno già pranzando: in cucina gli autisti, e giù in giardino tutto il gruppo delle prove. Facciamo un po' di foto della cuoca diletta che prepara in un cucinone grande come una piazza d'armi; studiamo i luoghi dove fare il video/intervista alla sposa (l'ingresso, dove se chiudiamo la porta escludiamo il grosso del rumore) o dove fotografarla con le damigelle (cappella, cortile, anche se ci sono i fili per tendere i panni...) poi dall'alto David fotografa il gruppo gaudiente che fa il picnic sotto l'enorme platano in mezzo al pratone mentre in cucina ci mettono insieme qualche cosa da mangiare; un'insalata e dei pomodori ripieni di mousse di prosciutto che ci passano come tonno senza sapere che David, oltre ad essere di origini ebraiche è pure vegetariano... lui subodorando scarta il cibo sospetto e gli faccio portare del formaggio ma lui si butta invece sulla frutta che dichiara essere fantastica- e ti credo!

Il tempo si dilata, arriva qualcuno e fa delle domande a cui trovare una soluzione, passano gli ospiti andando o venendo in vari stadi di dishabille dalla piscina. Dovevano essere già partiti per tornare a casa ma hanno nuovamente cambiato i programmi per farsi un tuffo in acqua. La planner ha un diavolo per capello con tutti questi cambiamenti specie vista la situazione con la tipa che organizza i trasferimenti. Questa è un donnone fondamentalmente insicura che sempre sulle difensive non fa che motivare, spiegare e esaltare tutto quello che fa, e nessuno, tanto meno la planner, ha abbastanza tempo o energia per darle spago sorridendo con ammirazione. Inoltre nessuno si è accorto che l'italiano che dice di parlare è composto del vocabolario e di struttura grammaticale pari a quella di un bimbo di due anni...Per spiegare alla sposa che la ragazza che la deve condurre dalla estetista vuole che la segua con una macchina perché deve tornare in villa, gesticola con indice e medio alzati e ripete DUE... DUE...
Si capisce quindi perché ogni istruzione o cambiamento richiesto dalla M.E. per gli autisti finiscano in totale anarchia dei trasporti: gli autobus arrivano e ripartono quando vogliono loro (pare), vanno nei posti sbagliati e non lasciano giù i bagagli come richiesto.
La furbetta, per coprire le orme della sue inettitudine, ha trovato la frase magica: It's the Italian way! Gli italiani fanno così e non ci si può fare niente.
Cioè è colpa nostra che siamo dei testoni, dei riottosi, degli indisciplinati, tardivi e ostinati perché le cose vanno come vanno, non sua perché non sa passare le istruzioni come sono state date. La bastarda.

Andiamo in piscina e David dà due macchine subacquee agli ospiti che si dilettano con tuffi e bombe di ogni genere. Fa uno scatto spettacolare del fratello dello sposo in orizzontale prima di un tuffo. Qualcuno si ricorda essere il compleanno di una delle damigelle e tutti cantano in coro Happy Birthday. Bevono vino bianco in ampi calici e noto che per ogni calice di vino c'e n'è uno d'acqua, perché sanno come fare a bere tutto il giorno. David è stato assunto non solo per le foto tradizionali ma specialmente perché il suo stile è fotogiornalistico / Fine Arts, e oltre alle foto standard farà un video e un art book, progetti che coinvolgeranno un grafico e un disegnatore oltre al lavoro di montaggio e gestione del suono da parte di David che vuole usare l'esperienza anche per il suo portfolio e sito... 

Ma deve anche assecondare la Planner con cui spera di fare altri lavori; lei è entusiasta di lui e quindi ci tocca ascoltare tutte le sue lamentele verso l'altra tipa (chiamiamola D) oltre accettare di cenare con loro per non lasciarla sola con D. Torniamo finalmente verso Firenze ma sono già le 6 e alle 7 dobbiamo essere al ristorante, quindi proviamo a lasciare la roba e rinfrescarci all'albergo della Planner a Porta Prato. Facendoci passare per stranieri in cerca dell'albergo riusciamo a passare da Ponte Vecchio nonostante sia chiusa tutta la zona per i fuochi d'artificio la sera, ma arrivati scopriamo che si è trasferita altrove quindi optiamo per mollare l'attrezzatura in albergo.  Su e giù con le valige, io doccia, lui tuffo in piscina e via di nuovo verso il centro. 

Noi e i 200.000 Fiorentini che stanno cercando di prendere posto sui lungarni.

Troviamo posto oltre il viale e piazza Beccaria e arriviamo a piedi al ristorante con 1 ora di ritardo, ma per fortuna le due donne sono arrivate da poco anche loro.
Cena ottima, nonostante la mia sfiducia verso questo ristorante Paoli che seppur abbia un menù turistico e non sfizioso ogni piatto e curato, la pasta fresca e al dente, l'insalata mista davvero molto fresca e mista e e la spigola che divido con David è la migliore che abbia mai mangiato. Lui sta zitto e si balocca con la video camera mentre io faccio da referee per il pissing contest che stanno avendo le due. Pare che giochino al rialzo: una ha fatto questo, l'altra ha fatto di meglio: la prima afferma, la seconda ribatte. Continuo a pensare al detto; tooting one's own horn, e davvero ste due strombazzano le loro trombette per sopraffarsi a vicenda. Io neutrale come il bicarbonato di soda, sorrido e commento positivamente ad entrambe. D non è simpatica, ma mi fa anche pena e non ho ragione di prendere parte con nessuna, quindi fare la Svizzera mi resta facile. 

Alla fine se ne vanno in taxi (a Sesto Fiorentino of all places) e noi torniamo alla macchina, io strascicando i piedi sempre più dolenti perchè le scarpe che ho comprato per questo lavoro sono dei troiai. David mi chiede di guidare ammendo di (finalmente) essere stanco (finalmente). Meno male, il traffico è pazzesco, i motorini sono kamikaze che si buttano su ogni buco di spazio, ma riusciamo a non investire nessuno... e arrivare in albergo.

Sulle scale troviamo Mr. Katz, fotografo e amico degli sposi, che non ha internet in camera e si è accampato, scalzo, sulle scale (non oso pensare cosa cresca su quei tappeti e ora sui suoi piedi...) Si mettono a parlare di lavoro, comparano note e si misurano per vedere chi è meglio dell'altro. David menziona che scatta per Times magazine, che è ammanigliato a tanti editor che gli passano parecchio lavoro... ma gli lo perdono perché lo fa sempre molto neutralmente, è un po autistico in questo, sempre senza emozioni. Infine prendo la chiave a mi avvio, ne ho abbastanza oggi di pavoneggiamenti, vado a letto e con l'occasione anche David si libera.

Non è finita. Come ogni sera lui chiama la compagna con skype e stanno a chiacchierare un pezzo tanto che in genere mi metto i tappi per addormentarmi. Ieri sera lui aveva accennato che io ero stanca e lei aveva seccamente detto che era solo il primo giorno, come potevo essere stanca? Lui le ha fatto shhhh perchè ero allora uscita dal bagno, ma avevo sentito benissimo e capito  che era un'arpia. Stasera la cosa viene confermata perchè lei gli fa una parte pazzesca perchè non ha chiamato prima, come se lui fosse in giro a divertirsi con me - che sia gelosa?
Il povero aveva bisogno di riposare e invece lo costringe a rifugiarsi in corridoio a discutere bisbigliando fino a chissà che ora. 

None of my business fortunately--- buona notte.